Date

Pisa. 13. Novembre. 1827.

[4295,2]  Bisogna guardarsi dal giudicare dell'ingegno, dello spirito, e soprattutto delle cognizioni di un forestiere, da' discorsi che si udranno da lui ne' primi abboccamenti. Ogni uomo, per comune e mediocre che sia il suo spirito e il suo intendimento, ha qualche cosa di proprio suo, e per conseguenza di originale, ne' suoi pensieri, nelle sue maniere, nel modo di discorrere e di trattare. Massime poi uno straniere, voglio dire uno d'altra nazione, 4296 ne' cui pensieri, nelle parole, nei modi, è impossibile che non si trovi tanta novità che basti per fermar l'attenzione di chi conversa seco le prime volte. Ogni uomo poi di qualche coltura, ha un sufficiente numero di cognizioni per somministrar lauta materia ad uno o due entretiens; ha i suoi discorsi, le sue materie favorite, nelle quali, se non altro per la lunga assuefazione ed esercizio, è atto a figurare, ed anche brillare; ha qualche suo motto, qualche tratto di spirito, qualche osservazione piccante o notabile ec. familiari e consueti. Per poca di abilità che egli abbia nel conversare, per poca di perizia di società, di arte della parola, facilissimamente egli tira e fa cadere il discorso, ne' suoi primi abboccamenti, sopra quelle materie dove consiste il suo forte, dov'egli ha qualche bella o buona o passabile cosa da dire; e facilissimamente trova modo di metter fuori e di déployer tutta la ricchezza della sua erudizione e della sua dottrina, di qualunque genere ella sia. Ad un letterato di professione massimamente, è difficile che manchi l'arte necessaria per questo effetto. Quindi è che chi lo sente parlare per la prima volta, resta sorpreso dell'abbondanza delle sue cognizioni, de' suoi motti, delle sue osservazioni; lo piglia per un'arca di scienza e di erudizione, un mostro di spirito, un ingegno vivacissimo, un pensatore consumato, {un intelletto, uno spirito originale}. Ciò è ben naturale, perchè si crede che quel che egli mette fuori, sia solamente una mostra, un saggio di se e del suo sapere; non sia già il tutto. Così è avvenuto a me più volte: trovandomi con persone nuove, {specialmente con letterati,} sono rimasto spaventato del gran numero degli aneddoti, delle novelle, delle cognizioni d'ogni sorta, delle osservazioni, dei tratti, ch'esse mettevano fuori. Paragonandomi a loro, io m'avviliva nel mio animo, mi pareva impossibile di arrivarvi, mi credeva un nulla appetto a loro. Ciò avveniva non già perchè la somma del mio sapere e del mio spirito non mi 4297 paresse bastante ad uguagliar quella che tali persone mettevano fuori e spendevano attualmente meco: se io avessi creduto che la loro ricchezza non si stendesse più là, essa mi sarebbe paruta ben piccola cosa, anche a lato alla mia; ma io credeva che quello non fosse che un saggio del capitale, un argent de poche, corrispondente ad una ricchezza proporzionata. Ne' miei pochi viaggi, spesso ho avuto di tali mortificazioni, specialmente con letterati stranieri. Ma poi qualche volta ha voluto il caso che io m'abbattessi a sentire qualche colloquio di alcuna di tali persone con altre a cui esse erano parimente nuove. Ed ho notato che esse ripetevano puntualmente, o appresso a poco, gli stessi pensieri, motti, aneddoti, novelle, che avevano dette ed usate meco. ec. L'effetto in quegli uditori era lo stesso che era stato in me. Ammirazione, interesse, entusiasmo. Che vastità di sapere, che notizia d'uomini e d'affari, che profondità, che erudizione immensa, che fecondità e vivacità di spirito! Da queste osservazioni si possono cavar parecchie riflessioni utili, ma fra l'altre, due ben diverse, ed utili a due ben diversi generi di persone. La prima: che i viaggiatori, per quanto sieno intendenti e di buona fede, debbono restar facilmente ingannati nel giudicar dello spirito, ingegno, erudizione e dottrina delle persone che vedono. Questa sarà utile per chi legge le Relazioni di Viaggi fatti in Europa, che ora sono tanto alla moda. L'altra: che un viaggiatore, per poco capitale ch'egli abbia di spirito e di sapere, dev'essere ben povero d'arte conversativa, se dovunque egli passa, non si fa passare per un grand'uomo. E questa sarà utile a chi viaggia. Come anche sarà utile per un altro lato a chi viaggia, l'esempio dell'accaduto a me, come ho detto di sopra ec. (Pisa. 13. Novembre. 1827.)