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4. Agosto 1821.

[1449,1]  Non solo i contemporanei p. e. di Omero, sentivano e gustavano la di lui semplicità ben meno di noi, come ho detto altrove [ p.1420], ma lo stesso Omero non si accorgeva di esser semplice, non credè non cercò di esser pregevole per questo, non sentì non conobbe pienamente il pregio e il gusto della semplicità (nè in genere, nè della sua propria): come si può vedere in quei soverchi epiteti ec. ed altri ornamenti ch'egli profonde fuor di luogo, come fanno i fanciulli 1450 quando cominciano a comporre, e si studiano e stiman pregio dell'opera tutto il contrario della semplicità, cioè l'esser manierati, ornati ec. Segni di un'arte bambina, la quale infanzia dell'arte produceva insaputamente la semplicità, e volutamente questi piccoli difetti in ordine alla stessa semplicità; difetti che un'arte più matura ha saputo facilmente evitare cercando la semplicità, la quale però non ha mai più potuto conseguire. Così dico dell'Ariosto ec. de' cui difetti ho parlato ne' miei primi pensieri [ pp.4-5], ed altrove [ p.700]. Così dei trecentisti manieratissimi, e scioccamente carichi di ornamenti in molte cose, benchè, per indole naturale, semplicissimi ec. (4. Agosto 1821.)