Para

7. Sett. 1821.

[1646,1]  Poniamo che la classe possidente o benestante sia complessivamente alla classe povera o laboriosa ec. come 1 a 10. Certo è nondimeno che per 30. uomini insigni e famosi in qualsivoglia pregio d'ingegno ec. che sorgano nella prima classe, appena uno ne sorgerà nell'altra, e quest'uno probabilmente sarà passato sin da fanciullo nella prima, mediante favorevoli 1647 circostanze di educazione ec. Scorrete massimamente le campagne (giacchè le città sviluppano {sempre} alquanto le facoltà mentali anche dei poveri) e ditemi, se potete, il tal contadino è un genio nascosto. E pur è certo che vi sono fra i contadini tante persone proprie a divenir geni, quante nelle altre classi in proporzione del numero rispettivo di ciascuna. E nessuna è più numerosa di questa. Che cosa è dunque ciò che si dice, che il genio si fa giorno attraverso qualunque riparo, e vince qualunque ostacolo? Non esiste genio in natura, cioè non esiste (se non forse come una singolarità) nessuna persona le cui facoltà intellettuali sieno per se stesse strabocchevolmente maggiori delle altrui. Le circostanze e le assuefazioni col diversissimo sviluppo di facoltà non molto diverse, producono la differenza degl'ingegni; producono specialmente il genio, il quale appunto perchè tanto s'innalza sull'ordinario (il che lo fa riguardare come certissima opera della natura); perciò appunto è figlio assoluto dell'assuefazione ec. (7. Sett. 1821.)