Para

7. Ott. 1821.

[1863,1]  Si può dir che l'effetto della filosofia non è il distruggere le illusioni (la natura è invincibile) ma il trasmutarle di generali in individuali. Vale a dire che ciascuno si fa delle illusioni per se; cioè crede 1864 che quelle tali speranze ec. siano vane generalmente, ma spera sempre per se, o in quel tal caso di cui si tratta, un'eccezione favorevole. Le illusioni così non sono meno generali, comuni, ed uguali in tutti, benchè ciascuno le restringa a se solo. Al sistema di creder belle e buone le cose umane, sottentra quello di credere {o sperar} tali le proprie, {+e quelle che in qualunque modo vi appartengono (come di creder buone le persone che vi circondano ec. ec.)}. L'effetto presso a poco è lo stesso. Tanto è sperare o credere una cosa ordinaria, quanto sperare o creder sempre la stessa cosa come straordinaria, e come eccezion della regola. Tale è il caso inevitabile di tutti i giovani i meglio istruiti.

[1864,1]  Vero è che la distruzione delle illusioni generali influisce sempre sulle individuali. Queste non potranno mai estirparsi del tutto, altrimenti l'uomo non esisterebbe più. Nondimeno s'indeboliscono, si rendono inattive ec. quando non sono fondate sopra una felice persuasione generale, e di principii, che contraddica e resista anche al fatto e all'esperienza. Tolta questa persuasione, l'individuo maturo cede presto all'esperienza buona parte delle 1865 sue illusioni individuali, e tutta la forza e la costanza delle altre, che già non sono più un'opinione, ma una specie di disperata speranza. Questo effetto diviene appoco appoco generale, ed oramai la filosofia si trova nel felice caso di aver distrutto quanto è mai possibile delle stesse illusioni individuali, e di avere ridotta e ristretta la vita umana ai minimi termini possibili, fuor de' quali la vita {e il genere umano} non può assolutamente durare, come privo della sua atmosfera, e del suo elemento vitale. La vita senza amor proprio non può stare in nessun genere di esseri, e in nessuno parimente può stare l'amor proprio senza un menomo grado d'illusione individuale. La vita dunque e l'assoluta mancanza d'illusione, e quindi di speranza, sono cose contraddittorie. (7. Ott. 1821.). { V. p. 1866. }