Para

1. Nov. 1821.

[2028,2]  Ho detto altrove [ pp.516-19] che la natura par che abbia confidato a ciascun individuo la conservazione e la cura dell'ordine, della ragione, 2029 della giustizia, {dell'esistenza} ec. per ciò che spetta agli altri individui, o alle altre cose esistenti; insomma la conservazione di tutta la natura, e di tutte le sue leggi, anche dove o quando punto non ci appartengono par che sia incaricata a ciascun individuo. Da questo nasce l'ira che noi proviamo nell'udire un misfatto, per es. un omicidio, di persona a noi affatto ignota, e posta fuori d'ogni nostra minima relazione, partito ec. e quando anche l'omicida si trovi nello stesso caso. Noi, e tanto più quanto la nostra immaginazione è più viva, e il nostro sentimento più caldo, e quanto meno siamo corrotti e snaturati dalla fredda ragione, proviamo subito un vivo senso di odio verso il delinquente, un desiderio di vendetta, quasi che l'offesa fosse fatta a noi, un vivo piacere se intendiamo che è caduto nelle mani della 2030 giustizia, e dispiacere s'egli è fuggito. Massime quando il racconto del misfatto, per qualunque circostanza ci riesca vivo ec. e molto più se il misfatto accade in nostra presenza ec. Un eccesso di energia pone anche l'uomo in desiderio di vendicare il misfatto da se, quando anche non gli appartenga nè l'interessi in nessunissima parte. Da ciò nasce che il popolo, spargendosi la fama di qualche notabile delitto, è sempre decisamente contento della cattura del reo, la desidera, l'applaude, e stando egli sotto processo, discorre della sua condanna come di una soddisfazione e un piacere ch'egli aspetti e desideri, accusa la lentezza dei giudici, e se il reo è assoluto, se ne duole, come di un torto fatto a se stesso. Se è condannato ne gode, finchè all'ira verso la colpa non succede la compassione verso la pena.

[2030,1]  Del resto in questi effetti non entra 2031 come cagione essenziale, la compassione verso la vittima del misfatto, anzi ella è bene spesso, per varie circostanze, o leggera o nulla, e fuor di proporzione cogli altri effetti sopraccennati; e vi sono anche de' misfatti che non hanno nessuna vittima particolare, ed offendono egualmente il pubblico.

[2031,1]  Tutto ciò per altro, e tutti questi sentimenti, benchè paiano puramente naturali, innati ed elementari, non derivano poi veramente che dalle assuefazioni. Almeno fino a un certo segno, giacchè, come ho detto altrove [ p.249], io credo che l'animale non sanguinario, odii naturalmente l'animale carnivoro, vedendolo afferrare, uccidere, e divorare la sua preda, quantunque egli in verità non pecchi contro alcuna legge della sua natura, ma ben contro quelle che la natura ha prescritte agli animali non carnivori. {+Così il giudizio e il senso del bene e del male, giusto e ingiusto, non è che relativo, e senz'alcun tipo o ragione antecedente.} ec. ec. ec. (1. Nov. 1821.)