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20. Nov. 1821.

[2130,2]  Pare sproposito, e pure è certo che una lingua è tanto più atta alla più squisita eleganza e nobiltà del parlare il più elevato, e dello stile più sublime, quanto la sua indole è più popolare, quanto ella è più modellata sulla favella domestica e familiare 2131 e volgare. Lo prova l'esempio della lingua greca e italiana e il contrario esempio della Francese. La ragione è, che sola una tal lingua è suscettibile di eleganza, la quale non deriva se non dall'uso peregrino e ardito e figurato e non logico, delle parole e locuzioni. Ora quest'uso è tutto proprio della favella popolare, proprio per natura, proprio in tutti i climi e tempi, ma soprattutto ne' tempi antichi, o in quelle nazioni che più tengono dell'antico, e ne' climi meridionali. Quindi è che lo stesso esser popolare per indole, dà ad una lingua la facoltà e la facilità di dividersi totalmente dal volgo e dalla favella parlata, e di non esser popolare, e di variar tuono a piacer suo, e di essere energica, nobile, sublime, ricca, bella, tenera ogni volta che le piace. Insomma l'indole popolare di una lingua rinchiude tutte le qualità delle quali una lingua umana possa esser capace (siccome la natura rinchiude tutte le qualità e facoltà di cui l'uomo 2132 o il vivente è suscettibile, ossia le disposizioni a tutte le facoltà possibili); rinchiude il poetico come il logico e il matematico ec. (siccome la natura rinchiude la ragione): laddove una lingua d'indole modellata sulla conversazione civile, o sopra qualunque gusto, andamento ec. linguaggio ec. di convenzione, non rinchiude se non quel tale linguaggio e non più (siccome la ragione non rinchiude la natura, nè vi dispone l'uomo, anzi la esclude precisamente), secondo che vediamo infatti nella lingua latina, e molto più nella francese, proporzionatamente alle circostanze che asservissent e legano quest'ultima al suo modello ec. molto più che la latina ec. (20. Nov. 1821.)