Para

26. Nov. 1821.

[2172,1]  Sono tanto più {ardite} poetiche le lingue e gli stili antichi, che i moderni, che {+(per quanto qualunque di esse antiche sia affine a qualunque delle moderne, per quanto questa sia fra le moderne arditissima, poeticissima liberissima e ciò per clima, carattere nazionale ec.)} anche nella lingua italiana la più poetica e ardita delle perfettamente formate fra le moderne, {e figlia germana della latina,} un ardire della prosa latina non riesce comportabile se non in verso, un ardire proprio dell'epica latina, non si può tollerare se non nella nostra lirica. Anzi la più ardita delle nostre poesie (o per genere, o per istile particolare dell'autore ec.) quando va più avanti in ardire, non va più là di quello che andassero i greci o i latini nella loro poesia più rimessa; anzi spessissimo una frase, metafora ec. prosaica ed usitata (forse anche familiare) in latino o in greco, non può esser che lirica in italiano.

[2172,2]  Ciò deve servir di norma nell'imitazione 2173 degli antichi, nel trasportare le bellezze o le qualità degli stili e lingue antiche alle moderne ec.

[2173,1]  Colla stessa proporzione si può discorrere dell'orientale o settentrionale, rispetto all'occidentale o meridionale.

[2173,2]  La lingua latina si trova, rispetto all'italiana, nel detto caso, anche più della greca, bench'ella è madre. L'ardire poetico (anche nella prosa) è maggiore nella lingua latina che nella greca, e pure essa è meno libera. Accordate queste due qualità che sembrano contraddittorie. (26. Nov. 1821.)