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10. Dic. dì della Venuta della S. Casa. 1821.

[2239,2]  Osservando bene, potrete vedere che la prosa (ed anche la poesia) latina, nelle metafore, 2240 eleganze, ardimenti abituali e solenni, giro della frase, costruzione ec. è molto più poetica della greca, la quale (parlo della classica ed antica) ha un andamento assai più rimesso, posato, piano, semplice, meno ardito, anzi non soffrirebbe in nessun caso quelle metafore ardite e poetiche che a' prosatori latini sono familiari, e poco meno che volgari. E se non le soffrirebbe, ciò non è perch'ella ne abbia ed usi delle altre equivalenti, ma intendo dire ch'ella non soffrirebbe un'egual misura e grado di ardimento ne' traslati e in tutta l'elocuzione della prosa la più alta, come è quella di Demostene, a petto a cui Cicerone è un poeta per lo stile e la lingua, laddove egli è quasi un prosatore ne' concetti, passioni ec. rispetto a Demostene poeta, o certo più poeta di Cicerone. Quindi una frase prosaica latina sarebbe poetica in greco, una frase epica 2241 o elegiaca in latino sarebbe lirica in greco ec. Quasi gl'istessi rispetti ha la lingua latina coll'italiana, similissima in queste parti alla greca, e però non è maraviglia se il latinismo dello stile diede qualche durezza ai cinquecentisti, e sforzò e snaturò alquanto il loro scrivere. (10. Dic. dì della Venuta della S. Casa. 1821.)