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19. Dic. 1821.

[2259,1]  Per qual cagione le donne sono ordinariamente maliziose, furbe, raggiratrici, ingannatrici, astute, impostore, e nella galanteria, e nella devozione, e in tutto ciò che imprendono, e in qualunque carriera si mettono? Perchè acquistano così presto e l'inclinazione e l'arte d'ingannare, dissimulare, fingere, cogliere le occasioni ec. ec.? Perchè l'astuzia di una donna di mediocre talento e pratica di mondo, vince bene spesso l'arte e la furberia dell'uomo il più capace per natura e per esercizio? Crediamo noi che l'ingegno delle donne sia naturalmente e meccanicamente disposto ad amare, e facilmente acquistare queste qualità, a differenza dello spirito degli uomini? Crediamo noi che queste facoltà (poichè sono pur facoltà) sieno ingenerate nelle femmine più che ne' maschi, e proprie della 2260 natura donnesca? Non già. Lo spirito naturale e primitivo delle donne, non ha nè vestigio alcuno di tali facoltà, nè disposizione ad acquistarle, maggiore per nessun grado di quella che ne abbiano gli uomini. Ma la facilità e la perfezione con cui esse le acquistano, non viene da altra cagione che dalla loro natural debolezza, e inferiorità di forze a quelle degli uomini, e dal non poter esse sperare se non dall'arte e dall'astuzia essendo inferiori nella forza, ed inferiori ancora ne' diritti che la legge e il costume comparte fra gli uomini e le donne. Questo è tutto ciò che v'ha di naturale e d'innato nel carattere malizioso delle femmine: vale a dire che nè questo carattere, nè alcuna particolar disposizione ad acquistarlo esiste nella natura donnesca, ma solo una qualità, una circostanza che la proccura, affatto estranea al talento, all'indole dello spirito, al meccanismo dell'ingegno e dell'animo. Infatti ponete le donne in altre circostanze; 2261 vale a dire fate o ch'esse non sieno mai entrate a dirittura in verun genere di società, massimamente cogli uomini, o che le leggi {e i costumi} non sottopongano la loro condizione a quella de' maschi (come accadeva primitivamente, e come accade forse anche oggi in qualche paese barbaro), o che dette leggi e costumi le favoriscano alquanto più, o le mettano anche al di sopra degli uomini (come so di un paese dov'elle son tenute per esseri sacri), o che esse generalmente per qualche circostanza (come si raccontava del paese delle amazzoni ec.), o individualmente sieno o uguali o superiori agli uomini con cui trattano, per forze o corporali, o intellettuali, naturali o acquisite, per ricchezze, per rango, per nascita ec. ec. e troverete la loro arte ed astuzia o nulla, o poca, o non superiore o inferiore ancora a quella degli uomini, almeno di quelli con cui hanno a fare; o certo proporzionatamente, e secondo la qualità di dette circostanze, minore di quella delle altre donne, 2262 poste nelle circostanze contrarie, ancorchè meno ingegnose, e meno cattive ec. L'esperienza quotidiana lo dimostra. Nè solo nelle donne, ma anche negli uomini, o deboli, o poveri, {o brutti, o difettosi,} o non colti, o inferiori per qualunque verso agli altri con cui trattano, come sono i cortigiani avvezzi a trattare con superiori, e però sempre furbi, e ingannatori, e simulatori ec. Nè solo degli uomini, ma delle nazioni intere (come quelle soggette al dispotismo), delle città o provincie, delle famiglie, ec. lo dimostra la storia, i viaggi ec. ec. E cambiate le circostanze e i tempi quella stessa nazione o città o individuo maschio o femmina, perde, minora, acquista, accresce l'astuzia e la doppiezza, che si credono proprie del loro carattere, quando si osservano superficialmente. I selvaggi ordinariamente son doppi, impostori, finti verso gli stranieri più forti di loro fisicamente o moralmente. Ed osservate che la furberia è propria dell'ingegno. Ora ell'è spessissimo maggiore appunto in chi ha svantaggio 2263 dagli altri per ingegno o coltura ed esercizio di esso. {+(Così nelle donne in genere, meno colte degli uomini, negl'individui maschi o femmine, plebei, mal educati ec. ne' selvaggi rispetto ai civilizzati ec.).} Qual prova maggiore e più chiara che l'ingegno complessivamente preso, e ciascuna sua facoltà, non sono opera se non delle circostanze, quando si vede che la stessa circostanza dell'aver poco ingegno, proccura ad esso ingegno una facoltà (tutta propria di esso), che maggiori ingegni non hanno, o in minor grado? (19. Dic. 1821.)