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6. Gen. dì dell'Epifania. 1822.

[2331,1]  Alla p. 928. L'Asia fu la prima a brillare nel mondo per la potenza: essa ebbe le prime nazioni le prime patrie, e perciò ella regnò o colle colonie, o colle leggi medesime e col governo le altre parti del mondo che da lei furono popolate. Dopo l'Asia, o contemporaneamente, l'Egitto divenne nazione e patria, e l'Egitto divenne conquistatore e quasi centro del mondo sotto Sesostri ec. La Grecia chiamata bambina presso Platone, perchè recentissima rispetto alle dette nazioni; la Grecia, quel piccol tratto d'Europa, divenne à son tour il centro del mondo, e la più potente parte di esso, perchè? Perch'ella in quel tempo era divenuta nazione e patria, mentre l'Asia e l'Egitto aveano cessato di esserlo, e conservava il costume naturale, perduto dagli Asiatici ec. E dopo 2332 che la Grecia a causa di questa preponderanza, essendosi resa formidabile ai più grandi regni, pervenne poi anche a conquistarli, distrusse l'immenso impero Persiano, compreso l'Egitto, e mediante le conquiste di Alessandro, l'Asia l'Affrica, l'Europa divennero effettivamente greche, e provincie greche, dopo tutto ciò per qual motivo quell'Italia fin allora sconosciuta nel mondo, ignota nel numero delle nazioni e delle potenze, crescendo a poco, ingoiò la Grecia e il suo impero, e stabilì il propro regno sulle ruine di quello di Semiramide, di Ciro, di Alessandro ec. ec.? Perchè l'Italia più tardi delle altre parti del mondo era divenuta nazione: la natura già fuggita anche dalla Grecia, restava in questo fondo d'Europa: vi sorgeva la mediocre civiltà (più vicina all'eccesso della barbarie, che all'eccesso della civilizzazione a cui dopo gli Assiri, gli Egizi, i Persiani, erano arrivati anche i greci); e questa li fece padroni del mondo: e sempre che la mezzana civiltà troverassi in mezzo o a popoli non tocchi affatto da incivilimento, o a popoli 2333 pienamente inciviliti (quale fu poi il caso de' settentrionali sull'impero romano, e lo è oggi di nuovo, massime riguardo alla Russia, sul resto d'Europa); sempre che una nazione una patria esisterà in mezzo a popoli che non abbiano mai avuta, o per l'estremo incivilimento abbiano perduta la nazione e la patria; la mezzana civiltà trionferà di tutto il mondo, e quella nazione che resta, o che nasce, per piccola che sia, diverrà conquistatrice, e segnerà il suo nome nel catalogo delle nazioni che hanno dominato universalmente; finchè questo medesimo dominio non la ridurrà allo stato delle potenze da lei vinte, e distruggerà il suo potere. Il che oggi, stante la marcia accelerata delle cose umane, avverrà più presto che non soleva anticamente.

[2333,1]  In questo catalogo delle nazioni dominanti ne' diversi tempi, dove io ho detto l'Asia, tu devi dividere e porre successivamente le diverse nazioni dell'Asia ch'ebbero impero: gl'indiani forse, e prima di tutti; gli Assiri, i Medi, i Persiani, forse 2334 anche i Fenici, e i loro coloni Cartaginesi ec. E l'impero francese (nato, vissuto e morto in vent'anni, il che serve di prova di fatto a ciò che dico sulla fine della pagina precedente) merita anch'esso un posto fra questo genere d'imperi. Perocchè sebbene la nazion francese è la più civile del mondo, pure ella non conseguì questo impero, se non in forza di una rivoluzione, che mettendo sul campo ogni sorta di passioni, e ravvivando ogni sorta d'illusioni, ravvicinò la Francia alla natura, spinse indietro l'incivilimento (del che si lagnano infatti i bravi filosofi monarchici), ritornò la Francia allo stato di nazione e di patria (che aveva perduto sotto i re), rese, benchè momentaneamente, più severi i loro dissolutissimi costumi, aprì la strada al merito, sviluppò il desiderio, l'onore, la forza della virtù e dei sentimenti naturali; accese gli odi e ogni sorta di passioni vive, e in somma se non ricondusse la mezzana civiltà degli antichi, certo fece poco meno (quanto comportavano i tempi), e non ad altro si debbono attribuire quelle azioni dette barbare, di cui fu sì feconda 2335 allora la Francia. Nata dalla corruttela, la rivoluzione la stagnò per un momento, siccome fa la barbarie nata dall'eccessiva civiltà, che per vie stortissime, pure riconduce gli uomini più da presso alla natura. (6. Gen. dì dell'Epifania. 1822.)