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29. Marzo. Venerdì dell'Addolorata. 1822.

[2397,2]  Il Vocab. della Crusca non ha interi due terzi delle voci, {o significati e vari usi loro,} e nè pure un decimo dei modi di quegli stessi autori e libri che registra nell'indice. E questi non sono appena una terza o quarta parte di quegli autori e libri italiani de' buoni secoli che secondo ogni ragione vanno considerati e sono autentici nella lingua, anche nella pura lingua antica. Aggiungeteci ora i libri moderni bene scritti, e le voci e modi che usati o non usati ancora da buoni scrittori, sono necessarissimi a chi vuole scriver 2398 (com'è dovere) delle cose presenti, e a' presenti o futuri, massime le spettanti alle scienze immateriali o materiali, e che tutti mancano al Vocabolario; si può far ragione che questo non contenga più d'una quarantesima parte della lingua italiana in genere (a dir molto); e non più d'una trentesima dell'antica in particolare, ossia di quella che s'ha per classica. Del che non si può far carico ai compilatori, se non quanto alle mancanze relative agli autori de' quali professano d'aver fatto spoglio e formatone il vocabolario. Perchè del resto nessuna lingua viva ha, nè può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'italiana (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi: mentre veggiamo che nè pur la greca ch'è morta, s'è potuta mai comprendere in un Vocabolario nè men quanto alle voci, che ogni nuovo scrittore, ne porta delle nuove. 2399 {+Molto meno quanto ai modi ne' quali ell'è infinita e a disposizione degli scrittori, come appunto la nostra, e ciascuno scrittor greco ne forma de' nuovi a suo piacere, e in gran numero.} Or non è cosa ridicolissima che mentre nessun'altra nazione stima che la sua lingua sia determinata e prescritta dal suo vocabolario, non ostante che questo sia molto meglio fatto, molto più esteso (relativamente) del nostro, e che la lingua loro possa più facilmente o meglio esser compresa in un vocabolario; noi la cui lingua è impossibile (sopra qualunque altra) che vi si possa comprendere, che di più, abbiamo un vocabolario inesattissimo nelle cose stesse che porta, molto più inferiore alla ricchezza della nostra lingua di quello che le convenga o se le debba perdonare di essere, fatto sopra un piano sopra cui nessun altro è fatto, cioè sopra il piano dell'antico, mentre noi siamo moderni, e della pura autorità quando la lingua è viva; noi dico vogliamo che un vocabolario così ridondante d'imperfezioni, e poco proprio della lingua nostra {(e d'ogni lingua viva),} abbia su di questa una virtù, {un'autorità} e un dominio, che i più perfetti vocabolari delle altre nazioni (anche nazioni unite come la francese e l'inglese) nè si arrogano, nè sognano, nè pensano che 2400 sia menomamente proprio dell'essenza loro, nè compatibile colla natura delle lingue vive, e che nessuno s'immagina mai di riconoscere in essi. (29. Marzo. Venerdì dell'Addolorata. 1822.)