Para

13. Maggio 1822.

[2441,1]  Non si nomina mai più volentieri, nè più volentieri si sente nominare in altro modo chiunque ha qualche riconosciuto difetto o corporale o morale, che pel nome dello stesso difetto. Il sordo, il zoppo, il gobbo, il matto tale. Anzi queste persone non sono ordinariamente chiamate se non con questi nomi, o chiamandole pel nome loro fuor della loro presenza, è ben raro che non vi si ponga quel tale aggiunto. Chiamandole o udendole chiamar così, pare agli uomini d'esser superiori a questi tali, {godono dell'immagine del loro difetto,} sentono e si ammoniscono in certo modo della propria superiorità, l'amor proprio n'è lusingato e se ne compiace. Aggiungete l'odio eterno e naturale dell'uomo verso l'uomo che si pasce 2442 e si diletta di questi titoli ignominiosi, anche verso gli amici {o gl'indifferenti}. E da queste ragioni naturali nasce che l'uomo difettoso com'è detto di sopra, muta quasi il suo nome in quello del suo difetto, e gli altri che così lo chiamano intendono e mirano indistintamente nel fondo del cuor loro a levarlo dal numero de' loro simili, o a metterlo al di sotto della loro specie: tendenza propria {+(e quanto alla società, prima e somma)} d'ogn'individuo sociale. {+Io mi sono trovato a vedere uno di persona difettosa, uomo del volgo, trattenersi e giocare con gente della sua condizione, e questa non chiamarlo mai con altro nome che del suo difetto, tanto che il suo proprio nome non l'ho mai potuto sentire. E s'io ho veruna cognizione del cuore umano, mi si dee credere com'io comprendeva chiaramente che ciascuno di loro, ogni volta che chiamava quell'uomo disprezzatamente con quel nome, provava una gioia interna, e una compiacenza maligna della propria superiorità sopra quella creatura sua simile, e non tanto dell'esser - p. 2449. marg. {libero da quel difetto, quanto del vederlo e poterlo deridere e rimproverare in quella creatura, essendone libero esso. E per quanto frequente fosse nelle loro bocche quell’appellazione, io sentiva e conosceva ch’ella non usciva mai dalle loro labbra senza un tuono esterno e un senso e giudizio interno di trionfo e di gusto.} } (13. Maggio 1822.)