Para

Recanati 15. Maggio 1823.

[2688,1]  2688 Il Perticari nell'Apolog. di Dante p. 207. not. 19. trovando in un'antica canzone provenzale il verbo arsare dice che questa è la radice della voce arso, la quale finora è sembrato vocabolo senza radice, giacchè dal verbo ardere dovrebbe derivare arduto e non arso. S'inganna: ed anzi il verbo arsare deriva da arso di ardere che n'è la radice. I participii de' nostri verbi sono per lo più i participii latini, quando il verbo è latino. Se in questi participii è qualche anomalia, la ragione e l'origine della medesima, non si deve cercare nell'italiano nè nel provenzale, ma nel latino, sia che quest'anomalia esista anche nel latino, sia che quel participio (e così dico delle altre voci) ch'è anomalo per noi, non lo sia per li latini. Giacchè l'uso italiano, massime nel particolare dei participii, ha seguito ordinariamente l'uso latino senza guardare se questo corrispondesse o no alle regole o all'analogia della nuova lingua che si veniva formando. E moltissime irregolarità della nostra lingua e delle sue sorelle vengono dalla sua cieca conformità colla lingua madre. Da sospendere, prendere, accendere, 2689 discendere ec. secondo l'analogia della nostra lingua, verrebbe sospenduto, prenduto, accenduto, discenduto, difenduto ec. Ma i latini dicevano suspensus, prensus, defensus ec. Dunque anche gl'italiani sospeso, preso, acceso, disceso, difeso ec. Nè la radice p. e. di preso è il prensare (che anzi viene da prensus) ma il prehendere o prendere de' latini. Al contrario i latini da vendere facevano venditus; qui la nostra lingua segue la sua analogia e dice venduto da venditus, {# Puoi vedere la p. 3075 } non veso, perchè il latino non dice vensus. Credo anch'io che gli antichi latini dicessero suspenditus, prenditus, accenditus ec. ma se poi dissero diversamente, l'anomalia di preso, acceso ec. non è d'origine italiana nè provenzale, ma latina. Così da ardere noi dovremmo fare arduto. Ma sia che i primi latini dicessero arditus da ardeo, come dissero ardui per arsi, {sia che nol dicessero mai,} certo è che poi e comunemente dissero arsi, arsurus, arsus, supino arsum. Noi dunque non diciamo arduto ma arso, e diciamo arso 2690 perchè così dissero i latini, e l'origine di quest'anomalia si cerchi nel latino dov'ella pur fu e donde ella venne, non nell'italiano o nel provenzale o nella lingua romana o romanza; quando è chiaro ch'ell'è tanto più antica di tutte queste lingue. Similmente da audeo dovevasi fare auditus. Ma i latini a noi noti fecero ausus. Anomalia della stessa natura e condizione di arsus da ardeo, seconda congiugazione come audeo. Quest'ausus è il nostro oso nome: da questo nome oso viene osare, che i provenzali dissero o almeno scrissero anche ausar (Perticari l. c. p. 210. lin. 7.): ed infatti osare non è che un continuativo barbaro d'audere ch'è la sua radice prima, e l'immediata è ausus. Ma il Perticari viceversa direbbe che oso ed ausus viene da osare e da ausare, giacchè dice che arso viene da arsare. Quasi che, anche secondo l'analogia della nostra lingua, da arsare si potesse far arso: e non piuttosto arsato, ch'è il 2691 suo vero participio, e ben differente da arso ch'è participio d'un altro verbo.

[2691,1]  Questo e altri tali errori del Perticari e d'altri moltissimi grammatici antichi e moderni, vengono dalla poca notizia che costoro hanno avuta della formazione {e derivazione} de' verbi in are da' participii regolari o anomali d'altri verbi; formazione usitatissima da' latini, presso de' quali i verbi così formati erano continuativi; e seguitata ad usare larghissimamente ne' tempi bassi e ne' principii delle moderne lingue dell'Europa latina.

[2691,2]  Ausus sum: son oso. Questa frase italiana corrispondente alla latina, conferma, seppur ve n'è bisogno, l'identità del nome oso col participio ausus, sola voce del verbo audere che si sia conservata nell'uso delle lingue figlie della latina, e madre di più voci moderne, come osare, oser, osadìa, osado (participio d'ausare), osadamente ec. (Recanati 15. Maggio 1823.)