Para

26. Giugno 1823.

[2825,2]  Alla p. 2776. Da σόω o σώω, σώζω. Notate che l'Etimologico dice espressamente che σώζω deriva da σώω {Da πελάω πελάζω. τεχνάω - τεχνάζω, ἀνιάω - ἀνιάζω, ἀτιμάω - ἀτιμάζω, τίω - ἀτίζω, πρίω - πρίζω. λωβάω - άζω.} (e non viceversa), ed aggiunge, come ἕζω sedere facio, seu colloco, pono, da ἕω colloco, statuo. Così ἵζω sedere facio, in sede colloco ch'è lo stesso verbo che ἕζω, come dice Eustazio, 2826 è fatto da ἕω. Πετάζω pando explico da πετάω idem. Anche da πετάομαι volo si trova fatto πετάζομαι nei frammenti del Φυσιολόγος d'Epifanio pubblicati dal Mustoxidi e dallo Scinà nella Collezione di vari aneddoti greci (i quali frammenti però credo che non fossero, come gli editori stimarono, inediti). Vedi l'ultima pagina delle annotazioni degli Editori a essi frammenti, nel fine, {e, se vuoi, la p. 2780 margine.} E forse {buona parte di} questi tali verbi mancavano originariamente del ζ, aggiunta poi per proprietà di pronunzia o di dialetto, per evitar l'iato ec. {+Da χάσχω χάσκάζω. Ma questa è un'altra formazione, che cambia in certo modo il significato e lo rende più continuo ec. Così potrebbe essere ἁρπάζω da ἅρπω e non da ἁρπάω. Κωμάζω sembra venire da κῶμος a dirittura, non da κωμάω; e così molti altri. Da βρύω βρυάζω.} (26. Giugno 1823.).

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