Para

29. Agos. 1823.

[3298,6]  { Alla p. 3072.} I verbi latini neutri hanno ordinariamente il participio in rus con significato neutro. Quieturus cioè qui quiescet (Sveton. in Jul. Caes. c. 16. §. 2.), mansurus cioè qui manebit, casurus cioè qui 3299 cadet, vic turus cioè qui vivet, e altri tali infiniti. Perchè non dunque victus cioè qui vixit, casus cioè qui cecidit, {+(massime avendovi il verbale casus us, fatto, come altrove [ pp.2009-2011] [ p.2019] [ pp.2145-46] osservo esser solito, dal part. in us)} ec.? quando pur sembra che quei participii in rus o derivino o almeno suppongano i participii rispettivi in us. Quanto a' verbi attivi, per la stessa ragione, considerando che i lor participii in rus non sono passivi ma attivi, non dovrà fare gran maraviglia, nè parere incredibile che anche i loro participii in us avessero oltre il passivo significato, eziandio l'attivo, come io pretendo.

[3299,1]  Celsus, excelsus, praecelsus dubito forte che originariamente non sieno altro che participii in attivo o neutro significato, appartenenti a' verbi neutri cello, excello, praecello. De' quali il primo, cioè cello, ch'è inusitato, ma ch'è sufficientemente dimostrato dagli altri due, suoi composti, e da antecello, v. il Forcell. in Excello.

[3299,2]  Del resto s'io dico [ p.2036] che i continuativi e i frequentativi si facevano da' participii in us, piuttosto che da' supini (in um o in u), intendo dell'origine di questa formazione, e de' suoi 3300 primi tempi, e dell'antichità ec. In séguito, quando anche l'altre proprietà di tali verbi così formati erano già mal note, trascurate, cambiate ec. come altrove ho detto, non contendo che chi volesse formare nuovi verbi di questo genere, non li formasse piuttosto dal supino che dal participio in us del verbo originale (sia che questo participio non esistesse più, o che fosse per anche in uso), o vero indifferentemente dall'uno o dall'altro; o che mancando ancora il supino, non facesse che seguire l'analogia degli altri verbi così formati. Solamente osservo 1°. che non perchè molti continuativi e frequentativi che si leggono negli scrittori dell'aureo tempo o de' molto posteriori, non si trovino ne' più antichi, si dee perciò sempre e facilmente conchiudere ch'essi fossero allora nuovi, e coniati appunto da quello o da quegli scrittori, o in quel secolo in cui lo troviamo. 2°. Che l'uso di participii in us di verbi neutri, e d'altri di verbi attivi in significati attivi, non fu solamente proprio dell'antichissima latinità, ma anche dell'aurea, e della declinante e corrotta eziandio (fino forse a passare alle lingue 3301 figlie: v. la p. 3072.), come apparisce dal luogo di Velleio altrove da me notato [ p.1107], e dai vari esempi degli autori che usarono i cosiffatti participii da me sparsamente notati (i quali esempi si possono vedere nel Forcellini), sia che li prendessero a uno a uno da' più antichi, o dall'uso d'allora; o che l'uso durasse in genere per tutti o quasi tutti i verbi neutri e attivi, ad arbitrio dello scrittore e del parlatore, o pur dell'uno soltanto o dell'altro ec. (29. Agos. 1823.)