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18. Ott. 1823.

[3728,1]  Alla p. 3390. Anche ne' nostri più antichi, cioè ne' trecentisti e così in que' del 500 che più gl'imitano, o in quanto egli adoprano le voci antiquate (come spesso il Davanzati e altri assai), e fors'anche ne' ducentisti si trovano moltissime parole spagnuole, oggi fra noi disusate affatto, o rare più o meno, e tra gli spagnuoli ancora correnti e usuali, o ancor fresche più o meno; le quali anche chi sa spagnuolo e italiano, non sa che sieno o sieno state comuni ad ambe le lingue, e trovandole ne' nostri antichi se ne maraviglia, perchè son prettissime spagnuole. Queste o furon tolte dallo spagnuolo (forse per mezzo de' provenzali ch'ebbero 3729 a fare coi catalani, ec. e ne presero e dieder loro voci e modi e poesia e stile e metri ec. ec.: v. Andrès); o forse più probabilmente vengono dalla comun fonte d'ambo gl'idiomi, {+o ciò fosse il latin volgare, o qualchessia altra delle tante secondarie che diedero de' vocaboli alle nostre lingue, potendo essere che da una di queste le ricevesse sì l'Italia, come la Spagna indipendentemente l'una dall'altra. P. e. da' provenzali ec. ec. Del resto lo stesso ci accade di vedere ne' nostri antichi rispetto alle parole e frasi francesi ec. Ma quanto a queste le cagioni parte son note, parte l'ha spiegate Perticari nell'Apologia. V. p. 3771.} e già fur propri italiani (senza esser punto presi dalla Spagna), indi passarono in disuso, mentre in Ispagna si conservano ancora: e chi sa che questa non li ricevesse originariamente dalla lingua italiana. Come che sia, tali voci (o frasi ec.) appo i nostri antichi non hanno punto del forestiero, se non per chi sappia che or sono spagnuole, e sia avvezzo a sentirle, leggerle, parlarle nello spagnuolo, e di là le creda venute ec. ma per se stesse hanno tutta l'aria naturale.

[3729,1]  Molte ancora delle voci, frasi ec. spagnuole che si trovano ne' cinquecentisti (e anche secentisti) italiani, ed ora son fuor d'uso, è probabilissimo che nè allora fossero antiquate e prese da autori del 300 ec. ma usitate ancora (il che è facile a vedere, se ne' trecentisti non si trovano, i quali erano forse meno 3730 studiati, {(fuor de' tre grandi)} e certo in assai minor numero noti ed editi, che oggidì, sicchè gli scrittori del 500 o 600 non potessero conoscerne quello che noi non ne conosciamo, anzi assai meno di noi); nè fossero prese dallo spagnuolo, ma proprie e native italiane, benchè alle spagnuole conformi affatto, ed oggi antiquate tra noi e non nello spagnuolo.

[3730,1]  Del resto gli spagnuoli ancora, massime nel 500 e 600, pigliarono dall'italiano moltissime voci e frasi ec., sì gli scrittori, sì l'uso del favellare spagnuolo (pel commercio scambievole sì delle due letterature sì delle due nazioni e insomma per le cause medesime che introdussero tanto spagnuolo nell'italiano). Or queste voci e frasi italiane stettero e in grandissima parte stanno ancora nello spagnuolo così naturalmente che nulla hanno del forestiero per se, e per chi non sappia che tali sono; e non parvero nè paiono (agli spagnuoli nè agl'italiani nè agli altri) adottive (com'erano e sono) ma naturali, secondo l'espressione dello Speroni in altro proposito (Diall. p. 115.). 3731 (Non altrimenti che accadde e accade nell'italiano alle voci e frasi spagnuole sì per rispetto a noi, sì agli spagnuoli sì agli altri). Il che si applichi allo scopo del pensiero a cui il presente si riferisce. (18. Ott. 1823.)