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14-15. Nov. 1823.

[3884,1]  Les Dames vous devront ce que la langue italienne devait au Tasse; cette langue d'ailleurs molle et dépourvue de force, prenait un air male et de l'énergie lorsqu'elle était maniée par cet habile poëte. Così scriveva il principe reale di Prussia, poi Federico II alla marchesa du Châtelet, da Rémusberg agli 9. Nov. 1738. ( Oeuvres complettes de Frédéric II. Roi de Prusse. 1790. tome 16. Lettres du Roi de Prusse et de la Marquise du Châtelet. Lettre 5e p. 307.) E nóto queste parole perchè si veda l'esattezza del giudizio degli stranieri sulla nostra letteratura, e la verità della material cognizione ch'essi ne hanno. Lascio quello che Federico dice in generale sulla nostra lingua, ma il particolare del Tasso, ch'è un fatto, e che poco si richiedeva a essere istruito come stésse, non è egli tutto il contrario del vero? Federico dice del Tasso quel ch'è vero di Dante, del quale il Tasso è tutto il contrario, anche più dell'Ariosto, e quasi dello stesso Petrarca ec. {+ v. p. 3900.} (14. Nov. 1823.). Eccetto se Federico non considera o non intende di parlare del Tasso in comparazione del Metastasio, e più se de' frugoniani, degli arcadici de' nostri poeti e prosatori sia puristi sia barbaristi del 3885 passato secolo, insomma di quelli che nè scrissero nè seppero l'italiano; nel qual caso il suo detto è certamente esente da ogni rimprovero e controversia. (15. Nov. 1823.). { V. p. 3949.}