Para

28. Nov. 1823.

[3936,1]  Alla p. 3927. Non è difficile il concepire le per altro grandissime e moltiplici conseguenze che scaturiscono da' suesposti principii, in ordine al dimostrare che la civiltà la quale per sua natura rende l'uomo, per così dire, tutto spirito (p. 3910. segg.), ed accresce per conseguenza infinitamente la vita propriamente detta, e l'amor proprio, accresce anche sommamente per sua natura l'infelicità dell'uomo e della società. E similmente in mille modi trasportando l'azione dalla materia allo spirito, l'attività, l'energia, ec. e, mettendo mille ostacoli all'attuale ed effettiva attività corporale (i governi, i costumi, la mancanza di bisogni, lo scemamento di forze, il gusto dello studio, ec. ec.), e scemando il grado e la forza e la frequenza delle sensazioni, passioni, azioni, e piaceri materiali, e la capacità di essi ec.; riconcentra orribilmente l'amor proprio, lo rivolge tutto sopra se stesso e in se stesso, per conseguenza l'aumenta sopra ogni credere, lo spoglia o impoverisce di distrazione ed occupazione ec. ec. Il selvaggio e per natura del suo corpo e de' suoi costumi e della sua società, essendo men vivo di spirito, cioè propriamente men vivo, è meno infelice del civile, senza paragone alcuno. {+Così il villano, l'ignorante, l'irriflessivo, l'uom duro, stupido, è o per natura o per abito, inerte di mente, d'immaginazione di cuore ec. ec. a paragone dell'uomo ec.} La civiltà aumenta a dismisura nell'uomo la somma della vita (s'intende l'interna) scemando a proporzione l'esistenza (s'intende la vita esterna). La natura non è vita, ma esistenza, e a questa tende, non a quella. Perocchè ella è materia, non spirito, o la materia in essa prevale e dee prevalere allo spirito (e così accade infatti costantemente in tutte l'altre sue parti sì animate che inanimate, e 3937 vedesi che tale è la sua intenzione, e che le cose sono ordinate a questo risultato universalmente e particolarmente, secondo le loro specie e lor differenze e proporzioni scambievoli, ma nel tutto il risultato è quello che ho detto), al contrario di ciò che accade nell'individuo e nel genere umano civilizzato, per {propria} natura della civiltà - ec. ec. - Vedi il pensiero precedente. (28. Nov. 1823.). {+Segue ancora da questi principii che la vita attiva, come più materiale, e abbondante più di esistenza che di vita propria, la vita ricca di sensazioni ec. è naturalmente, e secondo la natura sì propria sì universale, più felice che la contemplativa ec. la qual è il contrario. V. p. seg.}