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21. Maggio. 1824.

[4092,1]  4092 Alla p. 4064. Da questo ragionamento segue che la maggior parte degli altri animali (poichè la vita naturale dell'uomo è delle più lunghe, e il suo sviluppo corporale è de' più tardi) sono anche per questa parte naturalmente più felici di noi, tanto più quanto il loro sviluppo è più rapido, al che corrisponde in ragion diretta la brevità della vita, perchè il Buffon osserva ch'ella è tanto più breve quanto più rapida è la vegetazione dell'animale (s'intende del genere, e spesso anche degl'individui rispetto al genere) l'accrescimento del suo corpo e facoltà, le sue funzioni animali per conseguenza, e il giungere allo stato di perfezione e maturità; {e viceversa}. {Similm. discorrasi delle donne, in proporzione ec.} Questo si osserva per lo meno in quasi tutti i generi {+anche vegetali}. ( Buffon, nel capitolo, se non erro, della Vecchiezza). Ond'è che p. e. i cavalli e poi di mano in mano gli altri di sviluppo più rapido, sino a quegl'insetti che non vivono più d'un giorno (v. il mio Dial. d'un Fisico e di un Metafisico ) sieno tutti di mano in mano più e più disposti naturalmente alla felicità che non è l'uomo, nonostante che la brevità della vita loro sia nella stessa proporzione; la qual brevità o lunghezza non aggiunge e non toglie nè cangia un apice nella felicità d'alcun genere di animali (nè anche negl'individui), come ho dimostrato nel Dial. succitato e nel pensiero a cui questo si riferisce. (21. Maggio. 1824.)