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1. Giugno. 1824.

[4096,3]  Chi vuol vedere la differenza che passa tra l'antica filosofia e la moderna, e quel che di questa ci possiamo promettere, le consideri ambedue sul trono, cioè ἐξουσίαν 4097 λαβούσας, la quale non hanno i filosofi privati. Ora se egli è vero che la qualità d'ogni cosa non d'altronde si conosca meglio e più veramente che dagli effetti, da quelli de' principi filosofi si dovrà giudicare delle due filosofie meglio che da' privati, i quali hanno per necessità più parole che effetti, o effetti più deboli, e più desiderii e progetti che esecuzioni, perchè quel che vogliono, massime in cose grandi e rilevanti, nol possono. Paragoninsi dunque fra loro Marcaurelio e Federico, ambedue, si può dire, perfetti nella rispettiva filosofia, ambedue filosofi in parole e in opere, e corrispondenti ne' loro fatti alle loro massime. E si troverà quello in un secolo inclinante alla barbarie essere stato il padre de' suoi popoli ed esempio di virtù morali d'ogni genere anche a' privati ed a tutti i tempi. Questo in un secolo sommamente civile essere stato il maggior despota possibile, il più freddo egoista verso i suoi popoli, il più indifferente al loro bene e curante del proprio, e solito e determinato ad antepor questo a quello, il maggior disprezzatore {+dico ne' fatti e in parte eziandio ne' detti,} della morale in quanto morale, della virtù in quanto virtù, e del giusto come giusto; in somma, se non il più vizioso (chè egli non l'era per calcolo), certo il men virtuoso principe del suo tempo, e forse di tutti i tempi, perchè non avendo niuna delle virtù che vengono, o vogliamo dir venivano dalla forza della mente, mancava anche di quelle che nascono dalla debolezza (come n'erano in Luigi XV.). Fu anche disaffezionato stranamente alla sua patria, come gli è stato 4098 agramente rimproverato dai Tedeschi e fra gli altri da Klopstock, decisamente vago delle cose straniere, e solito d'antepor gli stranieri ai suoi nell'affetto, nella inclinazione e nei fatti. (1. Giugno. 1824.)