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14. Marzo. 1827. Recanati.

[4255,1]  Uomo ordinato e assegnato in ogni cosa. Guicciard. ed. Friburgo, t. 4. p. 67.

[4255,2]  Brevetti d'invenzione non ignoti alle antiche repubbliche. V. Casaub. ad Athenae. l. 12. cap. 4.

[4255,3]  ᾽Aριϑμός, ἀριϑμεῖν - ἄμιϑρος, ἀμιϑρεῖν. Casaub. ad Athenae. l. 12. c. 7.

[4255,4]  Androcoto e Sandrocoto (nome proprio) appresso i greci. V. Casaub. ibid.

[4255,5]  ἐπείγειν, κατεπείγειν, τὰ κατεπείγοντα ec. per δεῖ, τὰ ἀναγκαῖα ec. - urgentissimo per necessarissimo, Guicciard. ed. Friburgo, p. 238. t. 2. V. Crus. in urgenza, urgente ec. che noi usiamo realmente per necessità necessario ec. .V anche Forcell. in urgeo ec. se ha nulla, e i franc. e spagn. V. Toupio ad Longin. sect. 43. fin.

[4255,6]  Dei nostri sommi poeti, due sono stati sfortunatissimi, Dante e il Tasso. Di ambedue abbiamo e visitiamo i sepolcri: fuori delle patrie loro ambedue. Ma io, che ho pianto sopra quello del Tasso, non ho sentito alcun moto di tenerezza a quello di Dante: e così credo che avvenga generalmente. E nondimeno non mancava in me, nè manca negli altri, un'altissima stima, anzi ammirazione, verso Dante; maggiore forse (e ragionevolmente) che verso l'altro. Di più, le sventure di quello furono senza dubbio reali e grandi; di questo appena siamo certi che non fossero, almeno in gran parte, immaginarie: tanta è la scarsezza e l'oscurità delle notizie che abbiamo in questo particolare: tanto confuso, e pieno continuamente di contraddizioni, il modo di scriverne del medesimo Tasso. Ma noi veggiamo in Dante un uomo d'animo forte, d'animo bastante a reggere e sostenere la mala fortuna; oltracciò un uomo che contrasta e combatte con essa, colla necessità col fato. Tanto più ammirabile certo, ma tanto meno amabile e commiserabile. Nel Tasso veggiamo uno che è vinto dalla sua miseria, soccombente, atterrato, che ha ceduto all'avversità, che soffre continuamente e patisce oltre modo. Sieno ancora immaginarie 4256 e vane del tutto le sue calamità; la infelicità sua certamente è reale. Anzi senza fallo, se ben sia meno sfortunato di Dante, egli è molto più infelice. (Recanati. 14. Marzo. 1827.). (Si può applicare all'epopea, drammatica ec.).