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25. Marzo. 1827.

[4260,2]  Quanto, in quanto, per poichè, perocchè ec. - παρ᾽ ὅσον, ovvero ὅσον ec. V. un 4261 esempio di παρ᾽ ὅσον in questo senso, usato da Ateneo, ap. Casaubon. ad Athenae. l. 15. c. 2. verso il fine, e dallo scoliaste di Pindaro, ap. eumd. ib. c. 19. fin.

[4261,1]  Dimonia. Demonia. Mulina. plurali.

[4261,2]  Tutti siamo naturalmente inclinati a stimar noi medesimi uguali a chi ci è superiore, superiori agli uguali, maggiori di ogni comparazione cogl'inferiori; in somma ad innalzare il merito proprio sopra quel degli altri fuor di modo e ragione. Questo è natura universale, e vien da una sorgente comune a tutti. Ma un'altra sorgente d'orgoglio {e di disistima altrui,} sconosciuta affatto a noi; divenuta, per l'assuefazione incominciata sin dall'infanzia, naturale e propria; è ai Francesi e agl'Inglesi la stima della propria nazione. Tant'è: il più umano e ben educato e spregiudicato francese o inglese, non può mai far che trovandosi con forestieri, non si creda cordialmente e sinceramente di trovarsi con un inferiore a se (qualunque si sieno le altre circostanze); che non disprezzi più o meno le altre nazioni prese in grosso; e che in qualche modo, più o meno, non dimostri esteriormente questa sua opinione di superiorità. Questa è una molla, una fonte ben distinta di orgoglio, e di stima di se, in pregiudizio o abbassamento d'altrui della quale niun altro fra i popoli civili, se non gli uomini delle dette nazioni, possono avere o formarsi una giusta idea. I Tedeschi che potrebbero con altrettanto diritto aver lo stesso sentimento, ne sono impediti dalla lor divisione, dal non esserci nazion tedesca. I Russi sentono di esser mezzo barbari; gli Svedesi, i Danesi, gli Olandesi, di essere troppo piccoli, e di poter poco. Gli Spagnuoli del tempo di Carlo quinto e di Filippo secondo, ebbero certamente questo sentimento, come veggiamo dalle storie, niente meno che i francesi e gl'inglesi di oggidì, e con diritto uguale; forse, senza diritto alcuno, l'hanno anche oggi; e così i Portoghesi: ma chi pone oggi in conto gli Spagnuoli e i Portoghesi, parlando di popoli civili? Gl'italiani forse l'ebbero (e par veramente di sì) nei secoli 15° e 16° e parte del precedente e del susseguente; per conto della lor civiltà, che essi ben conoscevano, e gli altri riconoscevano, esser superiore a quella di tutto il resto d'Europa. Degl'italiani d'oggi non parlo; non so ben se ve n'abbia.

[4262,1]  4262 Questo sentimento della inferiorità dei forestieri, questo riguardarli e trattarli come d'alto in basso, è ai francesi e agl'inglesi, per l'abitudine, così naturalizzato e immedesimato, come è ad un uomo nato nobile e ricco, il parlare e trattare co' poveri e co' plebei, come con gente naturalmente inferiore: che anche l'uomo del più buon cuore del mondo, e il più filosofo, essendo nella detta condizione, li tratterà così, se non attenderà e non si sforzerà di proposito per fare altrimenti: perchè quell'opinione di sua superiorità sopra questi tali, è in lui non dipendente dal raziocinio, nè dalla volontà.

[4262,2]  Molto utile può essere ed è senza fallo questa opinione che hanno i francesi e gl'inglesi di se. Sarebbe utile anche a chi l'avesse senza ragione. La stima grande di se stesso è il primo fondamento sì della moralità, sì delle mire ed azioni nobili e onorate. Pure, perchè il conoscere in altri un'opinione della inferiorità propria, e un certo disprezzo di se in qualunque cosa, è sempre dispiacevole; non è dubbio che il veder questo tale orgoglio nazionale nei francesi e inglesi, non riesca assai dispiacevole e odioso ai forestieri. E perchè la civiltà e la creanza comandano, e sopra tutto, che si nasconda il sentimento della superiorità propria, e il disprezzo di quelli con cui trattiamo, per ragionevole e fondato che ei sia; pare che i francesi e gl'inglesi dovrebbero nascondere quel lor sentimento tra forestieri. Gl'inglesi non si piccano di buona creanza; piuttosto di non averla, piuttosto di mala creanza: però di loro non ci maraviglieremo. I francesi non solo se ne piccano, ma vogliono essere, credono essere, e certo sono, la meglio educata gente del mondo. Anzi in questo fondano per gran parte quella loro opinione di superiorità. Perciò pare strano che al più ben creato francese non riesca o non cada in mente di tenersi, parlando o scrivendo a forestieri, dal dar loro ad intendere in qualche modo (ma chiaro), che esso li tiene senza controversia per da meno di se. Molto meno poi negli scritti che pubblicano.

[4262,3]  Anco pare strana questa cosa, considerata la gran sensibilità e paura che hanno i francesi del ridicolo. Perchè se quella lor pretensione riesce ridicola a chi la stima giusta, e d'altronde utile e lodevole, come sono io; quanto non dovrà parere a quei che non pensano più che tanto, o che la stimano assolutamente vana, esagerata ec.? Il che dee 4263 naturalmente accadere con molti, ma con gl'inglesi accade di necessità. {+E già ogni pretension che si dimostra, ancorchè giusta, è soggetta a ridicolo, perchè il mostrar pretensione è ridicolo.} E manco strano sarebbe che eglino non si guardassero co' forestieri da questo ridicolo in casa propria; dove essi sono i più forti, perchè l'opinion comune è per loro, la lor superiorità è ricevuta come assioma, e l'uditorio è tutto dalla lor parte. Ma che non se ne guardino (come non se ne guardano punto) in casa dei medesimi forestieri, viaggiando tra loro, co' loro medesimi ospiti? Questo veramente è strano assai ne' francesi; ma molto più strano, che alla fin de' fatti, essi viaggiano tra noi trionfalmente, dimostrandoci il lor disprezzo, mettendoci in ridicolo in faccia nostra propria e parlando a noi (non che tornati che sono a casa); e che da noi non ricevono il menomo colpo, il più piccolo spruzzo, di ridicolo nè in parole, quando noi trattiamo qui con loro, nè in lettere, nè in istampa. Da che vien questo? da bontà degl'Italiani, o da dabbenaggine, o da paura, o da che altro? (25. Marzo. 1827.)