Sequence

p3568_3,p3569_1,p3569_2,p3570_1

[3568,3]  A ciò che ho detto [ p.2194] del nostro usare, usar, user continuativo di utor-usus, aggiungi 3569 il nostro abusare, abusar, abuser, continuativo di abutor abusus, e v. il Gloss. se ha nulla. Oltre disusare, ausare o adusare ec. (1. Ott. 1823.)

[3569,1]  Cuso as continuativo di cudo-cusus. V. il Forcell. e le cose da me dette in proposito di accuso, excuso, recuso, incuso e simili [ pp.2809-10]. (1. Ott. 1823.)

[3569,2]  Curtare (cortar spagn. accortare, scortare coll'o stretto, accorciare ec. ital. accourcir ec. franc.) viene da curtus. Così decurtare ec. Ma curtus che cos'è? forse un semplice aggettivo? Signor no, ma egli è senza fallo originariamente un participio (come insinua anche la sua forma materiale {#e il modo della sua significazione e del suo uso assolutamente e generalmente considerato}) di un verbo di cui curtare è continuativo. E questo verbo perduto era un curo o cero o ciro o simile da {κουρεύω o da} κείρω, tondeo, scindo, abscindo. Curtare per tondere vedilo nell'ultimo esempio del Forcellini; il qual luogo non sarebbe stato tentato dai critici, o forse guasto dagli amanuensi se avessero saputo e considerato questa certissima etimologia e formazione di curtare che, secondo le norme della nostra teoria de' continuativi, qui dichiariamo. La qual etimologia indica ancora il proprio significato di curtare 3570 ch'è appunto tondere, creduto finora al più metaforico, {e il proprio significato di curtus che è tonsus.} Questo verbo originario di curtare, e affatto conforme a un verbo greco della stessa significazione è da riporsi insieme con quelli che abbiamo dimostrato [ pp.2146-48] per mezzo di gustare, potare e s'altri tali n'abbiamo accennati, conformi ai greci πόω, γεύω {#γεύω propriam. è gustare facio. Trovasi però in Erodoto p. gusto ch'è (o dicesi da' Lessicografi) il proprio di γεύομαι. Così ἵζω e ἱζάνω co' composti loro, che propriam. sono attivi, e valgono sedere facio ec. s'usano a ogni tratto in senso neutro, p. sedere ec. che è il proprio de' loro passivi. E così, credo, avviene in altri tali verbi. Onde guo in lat. potè bene essere propriam. gusto neut.} che altrettanto vagliono quanto essi verbi ignoti, e quanto i loro noti continuativi, non altrimenti che κείρω vaglia il medesimo che curto. E il discorso e le ragioni addotte per li suddetti verbi, si ripetano in proposito di questo. La forma di questo verbo doveva essere, s'io non m'inganno, e s'è lecito il congetturare, curo is, curti, curtum, ovvero cureo es ui tum, ovvero anche curo as curui curtum, come neco as ui ctum, seco as ui ctum, eneco as ui ctum, reseco ec. i quali supini sembrano contratti da necitum, secitum (non già necatum, secatum), fatti alla forma di domitum da domo as ui, cubitum di cubo as ui {#Puoi vedere la pp. 2814-15. e pp. 3715-17.} ec. Onde il primitivo e intero sarebbe curitum, curitus p. curtus. (1. Ott. 1823.)

[3570,1]  Risito da rideo-risus. (1. Ott. 1823.)