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[3665,1]  Tant'è. Popolo umano totalmente naturale e incorrotto, non esiste. Tutti i popoli, tutti gl'individui umani sono corrotti e alterati, perchè 3666 tutti hanno origine da un medesimo popolo, il quale fu corrotto prima di emetterli, o vogliamo dire prima di diffondersi e dividersi, nè si sarebbe tanto diffuso e tanto diviso se prima non fosse stato corrotto. Ma questa originaria corruzione che in moltissimi popoli si fermò e non passò più oltra, e dura anche oggidì, quasi corruzione primitiva (giacchè popoli o uomini di vita veramente primitiva non si trovano, nè si possono onninamente trovare, stante la corrotta origine di tutti, [indicata ancora dalla Scrittura ec.]); questa corruzione dico, secondo le diverse circostanze naturali o accidentali o qualunque, in altri passò più o meno avanti, poi si fermò e divenne stazionaria (come nel Messico, nella China); in altri retrocedette, poi risorse, poi seguitò e segue sempre a progredire, come in Europa.

[3666,1]  Questo mio discorso non è immaginazione. L'universale e costantissima tradizione e le memorie tutte della remotissima antichità provano che una in fatto fu l'origine dell'uman genere. { V. p. 3811.} Esse e la ragione provano che l'unicità di nazione nell'uman genere durò e dovette 3667 naturalmente durare per lunghissimo tratto di secoli. Essa tradizione espressa, esse memorie, essa ragione provano che la prima corruzione del genere umano fu universale, cioè di tutto il genere insieme, che dalla nazione umana già corrotta, già degenerata, già ricca di moltissime invenzioni ec. (il che non potè essere che dopo lunghissimo spazio) si derivarono e si diffusero e separarono le varie nazioni in ch'ella poi si divise. (torre di Babele ec.)

[3667,1]  E venendo ad altri fatti, si trova che le scoperte ec. difficili, le quali furon proprie di qualche nazione particolare, e nacquero dopo la divisione del genere umano; benchè necessarissime alla vita civile, benchè tali che senza di esse la civiltà non sarebbe potuta crescere, nè pur giungere a un grado da meritare un tal nome, non si sono mai introdotte, se non presso le nazioni che hanno o hanno avuto relazione tra loro; e nell'altre, benchè giunte ancora fino a un certo segno di dirozzamento, come la China e il Messico ec., non si sono introdotte ancora, quantunque nelle civili nazioni esse sieno 3668 antichissime, e d'origine immemorabile; o non vi s'introdussero se non per mezzo delle nazioni civili che ve le recarono dopo innumerabili secoli. Il che prova evidentemente che tali scoperte ec. ebbero un'origine sola (o fosse il caso o qualunqu'altra), poich'esse non furono mai note se non a nazioni che scambievolmente conversarono; e che esse scoperte non si rinnovarono mai, poichè nelle nazioni separate da quelle, ancorchè colte, in immenso spazio di tempo, mai non nacquero. Onde se quelle nazioni le conobbero, ciò fu precisamente a causa del loro scambievole usare; sicchè quelle scoperte ec. ebbero un'origine sola, e non furon fatte più che una volta, e da detta origine provennero a tutte le nazioni che le conobbero e le conoscono. Dunque se altre tali scoperte ec. difficili, son comuni a tutti i popoli, anche separati, anche barbarissimi, si dee supporre ch'elle fossero fatte prima che tali popoli si separassero di là ond'essi vennero; e si deve parimente dire che anch'esse non ebbero più che una sola origine.

[3668,1]  Le scoperte ec. che ho detto esser 3669 solamente comuni ai popoli che tra loro hanno trattato, sono infinite. Bastimi una. L'uso della lingua è necessario alla società. Mirabilissima scoperta è quella della favella. Nondimeno tutti i popoli favellano. Appena gli uomini incominciarono a stringere una società, incominciarono a balbettare un linguaggio. La natura stessa lo insegna sino a un certo punto, non solo agli uomini, ma eziandio agli altri animali; agli uomini molto più, ch'ella ha fatto certo più socievoli. Stringendosi maggiormente la società, e crescendo lo scambievole usare degli uomini, fino a passare i termini voluti e prescritti dalla natura; crebbe necessariamente il linguaggio, e divenne più potente che la natura non voleva. Tutto ciò dovette necessariamente aver luogo prima che il genere umano si dividesse. Quando e' si divise, ei parlava di già, non che favellasse. Ciò si prova a maiori e a minori; e perchè la società crescente produceva di necessità l'incremento della lingua, e perchè questo era necessario all'aumento di quella; perchè il genere umano non si sarebbe diffuso, se la società non fosse stata già bene 3670 stretta e cresciuta e adulta, nè questo poteva essere senza un sufficiente linguaggio, e senza un tal linguaggio il genere umano non si sarebbe diffuso ec. Quindi è che l'invenzione del linguaggio, così com'ella è maravigliosissima, è pur comune a tutti i popoli, anche a' più separati e più barbari.

[3670,1]  Ma è forse altrettanto della scrittura alfabetica? Questa non era necessaria alla diffusione del genere umano. Bensì ell'è necessarissima alla sua civiltà, bensì ell'è comune a tutte le nazioni civili, {+e a quelle che il furono ec. moltissime di numero,} bensì ell'è antichissima, e la caligine de' tempi nasconde la sua origine; ma perciò ch'ella fu pur più moderna della divisione dell'uman genere, non si troverà nazione alcuna divisa dall'europee ec. ec., per molto sociale ec. ec. ch'ella sia, la quale conosca la scrittura alfabetica, o che la conoscesse prima di riceverla da noi. La China così colta, ha una scrittura, ha libri, ha letteratura ec., ma l'alfabeto non già. I Messicani avevano una scrittura, ma di alfabeto neppur l'immaginazione. E ciò perchè l'invenzione dell'alfabeto (come 3671 ho sostenuto altrove [ pp.1270-71] [ pp.2619-22] [ pp.2948.sgg.], e come si può confermare con questo discorso) fu sola una, e mai non si rinnovò, e chi non ebbe e non potè aver notizia dell'alfabeto, direttamente o indirettamente, dal primo o da' primi che l'inventarono, {+o fin ch'e' non l'ebbe di là,} mai non ebbe alfabeto, mai non l'inventò esso (in immenso spazio di tempo), nè gliene venne pure in pensiero. La China ne ha avuto notizia, ma non l'ha adottato, per la natura sua, e per la difficoltà di mutare o distruggere le usanze antichissime e universali nella nazione, {+e collegate con cento altre che converrebbe pur mutare (come lo è la scrittura chinese colla letteratura, e quindi coi costumi, coll'istruzione popolare ec. ec.);} e d'introdurne universalmente delle affatto nuove e troppo diverse di genere ec. ec.