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Cavalleresche (idee, spirito, favole ec.).

Chivalric (ideas, spirit, tales etc.).
1084,1   24. Maggio 1821

[1084,1]  Alla p. 1078. Riferite a questo (per altro effimero e debole e falso) risorgimento della civiltà, la mitigazione del dispotismo, e la intolleranza del medesimo più propagata: il perfezionamento di quello che si chiama sentimentale, perfezionamento che data dalla rivoluzione: il risorgimento di certe idee cavalleresche, che come tali si mettevano in pieno ridicolo nel 700, e in parte del 600 (come nei romanzi di Marivaux ec.); {+al qual proposito è noto che il Mariana attribuisce al Don Chisciotte (che è quanto dire al ridicolo sparso sulle forti e vivaci e dolci illusioni) l'indebolimento del valore (e quindi della vita nazionale, e gli orribili progressi del dispotismo) fra gli spagnuoli. Ho detto il Mariana, e così mi pare. Trovo però lo stesso pensiero nel P. d'Orléans Rivoluz. di Spagna lib.9. Ma il Mariana mi par citato a questo proposito dalla march. Lambert, Réflex. nouvelles sur les femmes).} e così di tante altre opinioni e pregiudizi sociali, ma nobili, dolci e felici ec. che ora non si ardisce di porre in ridicolo, com'era moda in quei tempi: un certo maggiore rispetto alla religione de' nostri avi ec. ec. Cose tutte che dimostrano un certo ravvicinamento del mondo alla natura, ed alle opinioni e sentimenti naturali, ed alcuni passi fatti indietro, sebbene languidamente, e per miseri e non vitali, anzi mortiferi principii, cioè il progresso della ragione, della filosofia, de' lumi. (24. Maggio 1821).

 



 

La galanteria verso le donne non è dovuta alla Cavalleria nè a' popoli del nord.

Gallantry toward women is not owed to Chivalry, nor to the peoples of the North.
  24. Marzo. 1824. Vigilia della SS. Annunziata.

[4053,3]  La galanteria degli antichi italiani può esser dimostrata dall'etimologia del nome generico di donna, etimologia che in nessun'altra lingua cred'io, nè moderna nè antica si troverà nel corrispondente nome. (24. Marzo. Vigilia della SS. Annunziata. 1824.). { V. p. 4067.}

  Bologna. 1825. 10. Ottobre.

[4144,3]  Si sa quanto poco fossero considerate le donne presso i Greci e i Romani, e come il servirle e trattarle quasi superiori agli uomini, come si fa oggi, non avesse origine, secondo il Thomas (Essai sur les femmes), se non nei tempi cavallereschi dai costumi dei settentrionali conquistatori di Europa, i quali avevano un'antica loro superstizione che riguardava le donne come tante deità. Nondimeno pare che a tempo degl'Imperatori romani la condizione delle donne fosse già molto simile alla presente. Lascio le odi di Orazio e i libri di Ovidio, Tibullo, Properzio ec. Epitteto Enchirid. cap. 62. Aἱ γυναῖκες εὐϑὺς ἀπὸ τεσσαρεσκαίδεκα ἐτῶν ὑπὸ τῶν ἀνδρῶν κυρίαι καλοῦνται. τοιγαροῦν ὁρῶσαι ὅτι ἄλλο μὲν οὐδὲν αὐταῖς πρόσεστι, μόνον δὲ συγκοιμᾶσϑαι τοῖς ἀνδράσιν, ἄρχονται καλλωπίζεσϑαι καὶ ἐν τούτῳ πάσας ἔχειν τὰς ἐλπίδας. Dove trovo nelle note: V. Serv. ad.Virg. En. 6.397. Suet. in Claud. c. 39. (Bologna. 1825. 10. Ottobre.). { v. p. 4246.}