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Comici antichi e Comici moderni.

Ancient and Modern comic writers.
41,3   8-10 Gennaio, 1819

[41,3]  C'è una differenza grandissima tra il ridicolo degli antichi comici greci e latini di Luciano ec. e quello de' moderni massimamente francesi. La differenza si conosce benissimo e dà negli occhi immediatamente. Ma quanto all'analizzarla e diffinire in che consista, a me pare che sia questo, che quello degli antichi consistea principalmente nelle cose, e il moderno nelle parole. (e quando dico moderno intendo principalmente le più moderne {commedie satire e altri scritti ridicoli} giacchè il Goldoni p. e. ne aveva di quel ridicolo antico e attico e così le più antiche nostre commedie e il Berni {ec.} a differenza credo dei francesi anche antichi come il Boileau ec.) Quello degli antichi era veramente sostanzioso, esprimeva sempre e mettea sotto gli occhi per dir così un corpo di ridicolo, e i moderni mettono un'ombra uno spirito un vento {un soffio} un fumo. Quello empieva di riso, questo appena lo fa gustare e sorridere, quello era solido, questo fugace, quello durevole materia di riso inestinguibile, questo al contrario. Quello consisteva in immagini, similitudini paragoni, racconti insomma cose ridicole, questo in parole, generalmente e sommariamente parlando, e nasce da quella tal composizione di voci da quell'equivoco, da quella tale allusione di parole, da quel giucolino di parole, da quella tal parola appunto, di maniera che togliete quella allusioni [allusione], scomponete e ordinate diversamente quelle parole, levate quell'equivoco, sostituite una parola in cambio d'un'altra, svanisce il ridicolo. Ma quel de' greci e latini è solido, stabile, sodo, consiste in cose meno sfuggevoli, vane, aeriformi, come quando Luciano {nel Ζεὺς ἐλεγχόμενος } paragona gli Dei sospesi al fuso della Parca ai pesciolini sospesi alla canna del pescatore. Ed erano i greci e latini inventori acerrimi e solertissimi di queste immagini, di queste fonti di ridicolo e ne trovavano delle così recondite, e nel tempo stesso così feconde di riso ch'è incredibile come in quel frammento di Filemone Comico appo il Vettori Var. Lect. l. 18. c. 17. E la novità era cosa ordinarissima nel ridicolo degli antichi comici {secondo la forza comica di ciascheduno}. E quando anche non ci fossero immagini similitudini ec. sempre quel motteggiare era più consistente più corputo, e con più cose che non il moderno. Ma forse e senza forse presentemente, e massime ai francesi par grossolano quel che una volta si chiamava sale attico, e piacque ai greci, popolo il più civile dell'antichità, e a' latini. E può essere che anche Orazio avesse una simile opinione quando disse male de' sali di Plauto (esemplare di quel ridicolo ch'io dico tra' latini) e 42 infatti le Satire e l'Epistole d'Orazio non sono {di} così solido {ridicolo} come l'antico comico greco e latino, ma nè anche di gran lunga, così sottile come il moderno. Ora a forza di motti s'è renduto spirituale anche il ridicolo, assottigliato tanto che omai non è più nè pur liquore ma un etere un vapore, e questo solo si stima ridicolo degno delle persone di buon gusto e di spirito e di vero buon tuono, e degno del bel mondo e della civile conversazione. Il ridicolo nelle antiche commedie nasceva anche molto dalle operazioni stesse ch'erano introdotti a fare i personaggi sulla scena, e quivi ancora era non piccola sorgente di sale, nella pura azione, come nelle Cerimonie del Maffei commedia piena di vero e antico ridicolo, quel salire di Orazio per la finestra a fine d'evitare i complimenti alle porte. Un'altra gran differenza tra il ridicolo antico e il moderno è che quello era preso da cose popolari o domestiche o almeno non della più fina conversazione, la quale poi non esisteva allora per lo meno così raffinata; ma il moderno massime il francese versa principalmente in torno al più squisito mondo, alle cose dei nobili più raffinati alle vicende domestiche delle famiglie più mondane ec. ec. (come anche proporzionatamente era il ridicolo d'Orazio) sicchè quello era un ridicolo che avea corpo, e come il filo {d'un'arma che non sia} troppo aguzzo, dura lungo tempo, dove quello come ha una punta sottilissima, (più o meno, secondo i tempi e le nazioni) così anche in un batter d'occhio si logora e si consuma, e dal volgo poi non si sente, come il taglio del rasoio a prima giunta.

58,5   11 Gennaio - 21 Maggio, 1819

[58,5]  Una facezia del genere ch'io ho detto in un altro pensiero [ p.41] essere stato proprio degli antichi è quella degli Antiocheni che dicevano dell'imperatore Giuliano che aveva una barba da farne corde, (Iulian. in Misopogone) la qual facezia allora applaudita e sparsa per tutta la città e capace di muover Giuliano a scrivere un libro ironico e giocoso (certo elegante e negli scherzi si può dir Attico e Lucianesco e infinite volte superiore ai suoi Caesares, senza sofistumi nello stile nè in altro, e senza affettazioni nè pur nella lingua per altro elegante e ricca {e ciò perchè questo è un libro scritto per circostanza e non ἐπιδεικτικός come i Cęsares)} contro gli Antiocheni, ora ai nostri delicati, francesi ec. parrebbe grossolana, e di pessimo gusto. { V. p. 312.}

63,1   Giugno 10 - Novembre 19 1819

[63,1]  Della distinzione del ridicolo in quello che consiste in cose e quello che in parole, data da me in altro pensiero [ p.41] vedi il Costa della elocuzione p. 70. e segg.

 



 

Per esser buon Comico o Satirico, bisogna essere, o essere stato, degno di Commedia e di Satira.

In order to be a good Comic or Satirical writer one must be or must have been worthy of comedy or satire.
  2. Aprile. 1826. Bologna. Domenica in Albis

[4173,3]  A voler che uno possa esser buon comico o buon satirico, è di tutta necessità che questo tale sia, o sia stato degno di satira e di commedia, e ciò per non poco tempo, e in quelle cose medesime che egli ha da porre in riso. (Bologna. Domenica in Albis. 2. Aprile. 1826.)