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Amicizia.

Friendship.
104,1   20. Gennaio, 1820.

[104,1]  Dopo che l'eroismo è sparito dal mondo, e in vece v'è entrato l'universale egoismo, amicizia vera e capace di far sacrificare l'uno amico all'altro, in persone che ancora abbiano interessi e desideri, è ben difficilissimo. E perciò quantunque si sia sempre detto che l'uguaglianza è l'una delle più certe fautrici dell'amicizia, io trovo oggidì meno verisimile l'amicizia fra due giovani che fra un giovane, e un uomo di sentimento già disingannato del mondo, e disperato della sua propria felicità. Questo non avendo più desideri forti è capace assai più di un giovane d'unirsi ad uno che ancora ne abbia, e concepire vivo {ed efficace} interesse per lui, formando così un'amicizia reale e solida quando l'altro abbia anima da corrispondergli. È [E] questa circostanza mi pare anche più favorevole all'amicizia, che quella di due persone egualmente disingannate, perchè non restando desideri nè interessi in veruno, non resterebbe materia all'amicizia e questa rimarrebbe limitata alle parole e ai sentimenti, ed esclusa dall'azione. Applicate questa osservazione al caso mio col mio degno e singolare amico, e al non averne trovato altro {tale}, quantunque conoscessi ed amassi e fossi amato da uomini d'ingegno e di ottimo cuore. (20. Gen. 1820.)

324,3   14. Novembre 1820.

[324,3]  Τοὺς ϕίλους ἐπὶ τὰ ἀγαϑὰ παρακαλουμένους ἀπιέναι, ἐπὶ δὲ τὰς συμϕοράς, αὐτομάτους (subint. δεῖν, quod est in superioribus) Detto dello stesso, appo il Laerz. l. c. segm. 83.

532,1   20. Gennaio 1821.

[532,1]  Quid dulcius, quam habere, quicum omnia audeas sic loqui, ut tecum? Quis esset tantus fructus in prosperis rebus, nisi haberes, qui illis aeque, ac tu ipse, gauderet? Cic. {Lael. sive} de Amicitia.Cap. 6. (20. Gen. 1821.).

1724,1   17. Sett. 1821.

[1724,1]  L'odio dell'uomo verso l'uomo si manifesta principalmente, ed è confermato da ciò che accade nelle persone di una medesima professione ec. fra le quali, sebben la perfetta amicizia astrattamente considerata è impossibile e contraddittoria alla natura umana, nondimeno anche la possibile amicizia è difficilissima, rarissima, incostantissima ec. Schiller uomo di gran sentimento era nemico di Goëthe (giacchè non solo fra tali persone non v'è amicizia, o v'è minore amicizia, ma v'è più odio che fra le persone poste in altre circostanze) ec. ec. ec. Le donne godono del mal delle donne, anche loro amicissime. I giovani del male de' giovani ec. ec. V. Corinne t. p. liv. ch. Non solo in una stessa professione, ma anche in una stessa età ec. ec. l'amicizia è minore e l'odio è maggiore. Eccetto l'esaltamento delle illusioni che favorisce assai l'amicizia de' giovani, è certo, massime oggi che le grandi e belle illusioni non si trovano, che l'amicizia è più facile tra un vecchio o maturo, e un giovane, che tra giovane e giovane; tra 1725 due vecchi che tra due giovani; perchè oggi, sparite le illusioni, e non trovandosi più la virtù ne' giovani, i vecchi sono più a portata di amarsi meno, di essere stanchi dell'egoismo perchè disingannati del mondo, e quindi di amare gli altri.

2045,1   3. Nov. 1821.

[2045,1]  2045 Si suol dire che l'amicizia è tra gli uguali. L'amore per certo, naturalmente tende all'uguale in quanto all'ordinario. Che se è notato com'egli tende pure ai contrari, questa propensione non so primieramente quanto sia naturale, in secondo luogo ella nasce, come ho detto altrove [ p.453] [ p.1880] [ pp.1903-904], da un'altra disposizione della natura che c'inclina verso lo straordinario, perciò appunto che è, ed in quanto è straordinario. Come, sebbene noi siamo inclinati alla bellezza, ch'è perfetta convenienza, siamo però anche inclinati alla grazia, ch'è una certa sconvenienza, o non perfetta convenienza; anzi a questa più che a quella, almeno nel nostro stato presente. La natura ha parecchie qualità e principii armonici a un tempo e contrarii, anzi armonizzanti e sostenentisi scambievolmente in virtù della loro contrarietà: e l'uno de' contrarii non solo non distrugge la teoria 2046 dell'altro, ma anzi la dimostra. (3. Nov. 1821.)

 



 

Del conservar le amicizie: facilità, voglia e piacere che molti hanno di romperle.

On preserving friendships: the ease, wish and pleasure of many in breaking them.
  7. Apr. 1827.

[4274,2]  Pel manuale di filosofia pratica. A me è avvenuto di conservare per lo più ogni amicizia contratta una volta, eziandio con persone difficilissime, di cui tutti a poco andare si disgustavano, o che si disgustavano con tutti. E la cagion, per quello che io posso trovare, è che io non mi disgusto mai di un amico per sue negligenze, e per nessuna sua azione che mi sia o nocevole o dispiacevole; se non quando io veggo chiaramente, o posso con piena ragione giudicare in lui un animo e una volontà determinata di farmi dispiacere e offesa. Cosa che in verità è rarissima. Ma a vedere il procedere degli altri comunemente nelle amicizie, si direbbe che gli uomini non le contraggono se non per avere il piacere di romperle; e che questo è il principal fine a cui mirano nell'amicizia: tanto studiosamente cercano e tanto cupidamente abbracciano le occasioni di rompersi coll'amico, eziandio frivolissime, ed eziandio tali che essi medesimi nel fondo del loro cuore non possono a meno di non discolpar l'amico, e di non conoscere che quella offesa o dispiacere, almen secondo ogni probabilità, non venne da volontà determinata di offenderli. (7. Apr. 1827.)