Theme

export to Gephiexport to Word document

Etimologie (studio e scienza delle).

Etymologies (their study and science).
1263,2   2-5. Luglio 1821.

[1263,2]  Alla p. 1134. Lo studio dell'etimologie fatto coi lumi profondi dell'archeologia, per l'una parte, e della filosofia per l'altra, porta a credere che tutte o quasi tutte le antiche lingue del mondo, {(e per mezzo loro le moderne)} sieno derivate antichissimamente e nella caligine, anzi nel buio de' tempi {immediatamente, o mediatamente} da una sola, {+o da pochissime lingue assolutamente primitive, madri di tante e sì diverse figlie}. Questa {primissima lingua,} a quello che pare, quando si diffuse per le diverse parti del globo, mediante le trasmigrazioni degli uomini, era ancora rozzissima, scarsissima, priva d'ogni sorta d'inflessioni, inesattissima, costretta a significar cento cose con 1264 un segno solo, priva di regole, e d'ogni barlume di gramatica ec. e verisimilissimamente non applicata ancora in nessun modo alla scrittura. (Se mai fosse già stata in uso la così detta scrittura geroglifica, o le antecedenti, queste non rappresentando la parola ma la cosa, non hanno a far colla lingua, e sono un altro ordine di segni, {+anteriore forse alla stessa favella; certo, secondo me, anteriore a qualunque favella alquanto formata e maturata.)} Nè dee far maraviglia che la grand'opera della lingua, opera che fa stordire il filosofo che vi pensa, e molto più del rappresentare le parole, e ciascun suono di ciascuna parola, chiamato lettera, mediante la scrittura, e ridurre tutti i suoni umani a un ristrettissimo numero di segni detto alfabeto, abbia fatto lentissimi progressi, e non prima di lunghissima serie di secoli, abbia potuto giungere a una certa maturità; non ostante che l'uomo fosse già da gran tempo ridotto allo stato sociale. {+Quanto all'alfabeto o scrittura par certo ch'egli fosse ben posteriore alla dispersione del genere umano, sapendosi che molte nazioni già formate presero il loro alfabeto da altre straniere, come i greci dai Fenici, i latini ec. Dunque non era noto prima ch'elle si disperdessero, e dividessero, giacch'elle da principio non ebbero alcun alfabeto. E i Fenici l'ebbero pel loro gran commercio ec. Dunque esistendo il commercio, le nazioni erano, e da gran tempo, divise.}

1504,2   16. Agos. 1821.

[1504,2]  L'influenza della sinonimia sui linguaggi è tanta, e sì potentemente contribuisce alla corruzione, alterazione, sovversione, ed anche al totale cambiamento delle lingue, che ad essa in 1505 gran parte si possono riferire tutti i detti effetti, la difficoltà di ritrovar l'etimologie, le diversissime facce delle lingue madri rispetto alle lingue figlie, che spesso appena si ravvisano per parenti, e le graduate, ma infinite diversificazioni di significato che subirono le parole passando di una in altra lingua, con che arrivarono a non esser più intese in altra nazione che da principio parlava la stessa favella, a compor lingue differentissime, che non si tengono più per parenti, benchè composte in buona parte di parole che originariamente erano le stesse; e derivate da una stessa fonte, che a causa di queste infinite alterazioni più non si trova. La sinonimia, dico, si dee riconoscere per causa immediata di gran parte di tutto ciò, riconoscendo per cause prime o mediate ec. altre cose più materiali, come la diffusione ec. ec. Or come la sinonimia? Eccolo. Non solo i significati simili o poco differenti delle diverse parole, ma anche i più distinti e lontani sono confusi dal tempo, dalla negligenza, dall'ignoranza di coloro a' quali trasmigra una nuova lingua ec. {+dallo stesso uso di parlare o scrivere elegante e metaforico ec.:} così che delle parole disparatissime divengono sinonime. P. e. 1506 presso gli spagnuoli il verbo quaerere (querer) è passato a significar velle, volvere (bolver) redire, circa (cerca) prope; presso i medesimi e gl'italiani il verbo clamare (llamar, chiamare) al senso di vocare; presso i francesi donare (donner) al senso di dare. Questo per forza di sinonimia che appoco appoco rendendo proprio di quelle voci quel senso disparatissimo, ha spento quelle che l'aveano realmente in proprietà ec. ec. L'etimologia di queste voci, e il modo in cui sono arrivate a questo significato ec. facilmente si trova, riguardo alla lingua latina ch'è la madre immediata di dette tre lingue. Ma facciamo conto che dallo spagnuolo o dal francese nascesse una nuova lingua, come certo nascerà col tempo, giacchè esse medesime son già molto diverse da' loro principii; certo che gli etimologisti si troverebbero imbrogliatissimi, ancorchè seguitassero ancora a conoscer bene l'antico latino, come già si trovano molto confusi intorno a molte parole derivate pure immediatamente dal latino, ma tanto svisate di significato che più non si raffigurano. Così le lingue si alterano e si mutano giornalmente, e le parole, quanto al significato, 1507 si sovvertono mirabilmente, e l'etimologie si perdono, e le lingue primitive si nascondono (come son già nascoste) a causa della sinonimia, non meno che per le altre cause. (16. Agos. 1821.)

3621,3   7. Ott. 1823.

[3621,3]  Materia p. legno, legname. Del qual significato ho detto altrove [ pp.1281-83] in proposito della voce silva e d'ὕλη. V. Forc. in materiarius, materiatio, materiatura, materiatus, materio, materior. In ispagnuolo oltre madera per legno, v'è maderamen per legname, ec. ec. (7. Ott. 1823.)

3762,1   23. Ott. 1823.

[3762,1]  A proposito di sylva da ὕλη, del che altrove [ pp.1276.sgg.] [ pp.2311-12]. Sulla e Sylla , Symmachus e nel Cod. Ambros. delle Orazioni Summachus costantemente. V. Forcell. ec. (23. Ott. 1823.)

3831   4. Nov. 1823.

[3830,1]  Alla p. 3828 fine. Sicchè di ciascun verbo in asco si può sicuramente dire che viene da un verbo della prima, e non d'altra coniugazione, della quale è segno caratteristico l'a precedente la desinenza in sco; e così rispettivamente dite de' verbi 3831 in esco ed isco ec. (se pur non v'ha qualche verbo in sco che non sia incoativo, {+neppur per origine, (giacchè per significato ed uso molti nol sono o nol sono sempre, come altrove dico [ pp.3687-88] [ pp.3709-10] [ pp.3725-27] } il quale sarebbe fuori del nostro discorso). Pasco è certamente da un antico pare da πάω (e non da βόσκω, come dubita il Forcell. in Pasco princip.) come {l'antico} poo da πόω, e altri tali di cui altrove sparsamente ed insieme [ p.2972] [ p.3688] [ pp.3756.sgg.]. Dimostralo sì la sua desinenza in asco, sì il perfetto pavi, affatto anomalo rispetto a pasco e rispetto alla sua coniugazione, cioè alla terza, perchè tolto in prestito da quell'antico verbo della prima, di cui è proprio. Ecco come le nostre osservazioni scuoprono {e illustrano} le antichissime voci e radici della lingua latina, e la sua analogia, e le sue antichissime conformità colla greca, e la medesimezza di voci greche e latine che non paiono più aver nulla che fare (e ciò non per stiracchiate etimologie, come tanti altri han fatto, ma per accurato ed evidente ragionamento, e p. mille confronti ec. e per regole {grammaticali ec.} trovate, o illustrate nuovamente e nuovamente applicate, ampliate, meglio stabilite, spiegate ec.), e le origini della lingua latina, e la proprietà vera e primitiva sua e delle sue voci, e le sue vere norme e regole, forme ec.; e le ragioni ed origini delle anomalie sue e delle sue voci ec. Pastum è contrazione di pascitum dimostrato da pascito. L'uno e l'altro è supino (e participio) proprio di pasco, non di pao. Nuova prova che il vero e proprio supino di tutti i verbi in sco è in scitum, benchè per lo più perduto, e sostituitigli degli altri ec.; e quindi ancora che il lor proprio perfetto sarebbe in sci, giacchè il supino si fa dal perfetto, come 3832 altrove [ pp.3723-24] [ p.3827]. Il composto di pasco, compesco, s'egli però è veramente composto di pasco, come crede il Forcell. (vedilo in pasco fin. e in compesco), non fa compavi, ma compescui, anomalo anch'esso, {+(v. la pag. 3707.) } {+ma, benchè anomalo, proprio di compesco e di un verbo in sco, non di compao nè di pao, e} che pur serve a mostrare che pavi non è proprio di pasco. Per supino Prisciano gli dà compescitum, e a dispesco, dispescitum; nuova prova e di pascitum e della qualità de' proprii supini de' verbi in sco ec. Prisciano riconosce anche dispescui. Se dispesco sia composto di pasco, ne dico quello stesso che di compesco.

3897,1   22. Nov. 1823.

[3897,1]  3897 La negativa francese ne è l'antichissima de' latini, i quali dicevano ne e nec per non, {ne quidem p. nec quidem.} come ho discorso in proposito di nihilum parlando della voce silva e della sua origine [ pp.2306-12], e mostrato ancora che ne serviva in composizione di particella privativa, {nequam ec. dove il ne è privativo, ec.} come in greco νη, νε, ν, e per conseguenza sì essa che le dette greche originariamente dovettero certo essere particelle negative, {cioè} assolutamente servienti alla negazione ec. E v. il Forc. in Ne, Nec ec. e i Lessici greci in νη ec. (22. Nov. 1823.)

3940,1   5. Dec. 1823.

[3940,1]  3940 A proposito dell'antico fuo di cui altrove [ pp.2821-23] [ p.3735] [ p.3742], osservisi ch'egli è originariamente lo stesso di fio da ϕύω, mutato l'υ in i, come in silva, laddove in fuo è mutato in u. E questa osservazione di fuo e fio si applichi al detto da me in più luoghi [ p.1277] [ pp.2152-53] [ pp.2824-25] sì circa lo scambio reciproco delle vocali u ed i, sì circa la pronunzia latina del greco υ, la quale forse, anche antichissimamente, come poi (a' tempi di Cicerone di Marziano ec.) quella dell'y, fu tra l'i e l'u (cioè pronunzia di u gallico), come si può congetturare sì dal veder l'u greco ora cambiato in u ora in i, sì dal vederlo talora in una stessa parola cambiato nell'uno e nell'altro, come in ϕύω - fuo-fio, che antichissimamente dovettero esser un sol verbo e per significato e per tutto, sì dallo stesso scambio reciproco dell'u e dell'i sì frequente in latino, come appunto tra fuo e fio, e in mille altre voci. ec. ec. (5. Dec. 1823.)

3979,3   14. Dec. 1823.

[3979,3]  Quanto alla particella negativa o privativa ne o nec per non, del che altrove [ pp.2306.sgg.] [ p.3897] dà un'occhiata nel Forcellini a tutte le voci 3980 comincianti massimamente per ne , e così nello Scapula alle voci comincianti massimamente per nh e ne. (14. Dec. 1823.)

4160,2   16. Dicembre. 1825. Bologna

[4160,2]  Selva per albero cioè per lauro. Petr. Sestina 1. stanza 6. E per legno, ib. chiusa.