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Fanciulli e Giovani, generalmente inclinati al distruggere; maturi e Vecchi al conservare.

Children and Youths are generally inclined to destroy; the mature and the old to conserve.
4231,4   Recanati. 12. Dic. 1826.

[4231,4]  Pare che la fanciullezza e la gioventù abbia ingenita e naturale una inclinazione a distruggere, e la età matura e avanzata, a conservare. Nè voglio io dedur questo dal vedere che i giovani sogliono scialacquare e mandare a 4232 male i patrimoni, dove che i provetti gli accumulano, conservano e accrescono; la qual cosa facilmente si spiega, e nasce perchè i giovani sono confidenti, e poco riflettono, nè pensano all'avvenire, in vece che i vecchi sono timidi, cauti, e sempre solleciti del futuro. {inconsideranza e spensieratezza del futuro} Ma vedesi quel che io ho detto, eziandio in cose dove non ha luogo alcuno nè il timore o la fiducia, nè la provvidenza o la improvvidenza dell'avvenire. Un fanciullo e un giovane spessissime volte si piglierà piacere di uccidere una mosca o altro animaletto, cacciandolo anco con fatica, senza altra ragione o altro fine che di prendersi gusto; rarissime volte si compiacerà, o gli verrà pure in capo, di salvar qualche animale, vedendolo in pericolo, e potendolo salvar senza affaticarsi. Un uomo maturo o un vecchio rare volte si piglierà diletto di uccidere, spesso si compiacerà di salvare tali creature, vedendole in qualche pericolo di perdersi, e potendo massimamente soccorrerle senza suo disagio. E ciò faranno gli uni e gli altri, come per instinto, e senza ragionarvi sopra. È manifesto poi come i giovani tendano alla novità, e non solo sieno vogliosi d'innovar propriamente, ma eziandio semplicemente di spegner l'antico, o di vederlo spento; e i provetti, per lo contrario, gelosi della conservazione delle cose che sono. Onde si potrebbe dire che la natura, sempre intenta e studiosa non meno a distruggere che a conservare o produrre, avesse dato stimolo e incarico a quelli che crescono e vengono innanzi nel mondo, di distruggere, quasi per farsi luogo; e a quelli che declinano, e si avviano alla partenza, di conservare e produrre, quasi per lasciar pieno il luogo loro, per lasciar cose che restino in loro scambio, per supplire il posto che essi son per lasciare. (Recanati. 12. Dic. 1826.)

 



 

Desiderii de' fanciulli.

Children's desires.
  16. Sett. 1823.

[3446,1]  Del resto, generalizzando, è da osservare che il primo concepimento d'un desiderio vivissimo di cosa difficile a ottenere, il qual concepimento non ha più luogo se non se ne' fanciulli e nella prima gioventù, è sempre accompagnato da spavento, e ciò si spiega colle cagioni sopraddette. Massime se la cosa è o pare impossibile ad ottenere; l'uno e l'altro de' quali casi è ben frequente nelle suddette età. Alle quali, per queste ragioni, i desiderii come son penosissimi nella lor durata e nel loro corso, così riescono spaventosi nella or nascita {+(e più quel d'Amore, ch'è più penoso, perchè più forte; massime negl'inesperti)}. E si dice per ischerzo, ma non senza ragione di verità, che bisogna soddisfare ai desiderii de' fanciulli per non trovargli morti dietro alle porte. (16. Sett. 1823.)

Distrattezza de' fanciulli.

Children's distractedness.
  16. Feb. 1822.

[2390,1]  2390 L'attenzione de' fanciulli è scarsa 1. per la moltitudine e forza delle impressioni in quell'età, conseguenza necessaria della novità ed inesperienza: le quali impressioni tirando fortemente l'attenzione loro in mille parti e continuamente, l'impediscono di esser sufficiente in nessuna: e questa è la distrazione che s'attribuisce ai fanciulli, tanto più distratti, quanto più suscettibili di sensazioni vive e profonde: 2. perchè anche la facoltà di attendere non si acquista senz'assuefazione ec.: 3. perchè la natura ha provveduto in modo che fin che l'uomo è nello stato naturale, come sono i fanciulli, poco e insufficientemente attende, essendo l'attenzione la nutrice della ragione, e la prima ed ultima causa della corruzione ed infelicità umana. (16. Feb. 1822.)

  9. Feb. 1824.

[4026,6]  La eccessiva potenza di attenzione è al tempo stesso e per se medesima, potenza di distrazione, perchè ogni oggetto vi rapisce facilmente e potentemente la attenzione distogliendola dagli altri, e l'attenzione si divide; sicchè è anche, p. se medesima impotenza o difficoltà di attenzione, e facilità di attenzione, cose contrarie dirittamente a lei, onde sembra impossibile ch'ella sia insieme l'uno e l'altro, ma il troppo è sempre padre del nulla o volge al suo contrario, come altrove [ pp.714-17] [ pp.1176-79] [ pp.1260-61] [ pp.1653-54] [ pp.1776-77] [ pp.2274-75] [ p.2478] [ pp.3950-51]. Quindi principalmente nasce la incapacità di attenzione ne' fanciulli ec. ec. (9. Feb. 1824.)