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Infelicità, stimata biasimo, e segno di malvagità, e di odio divino, dagli antichi.

Unhappiness, was considered a blame and a sign of wickedness and of divine hatred among the ancients.
2463,2   5. Giugno. 1822.

[2463,2]  Alla p. 2457 marg. Qual nazione, se non dopo fatta Cristiana, non riputò per doni 2464 di Dio, e segni del favor celeste le prosperità, e per gastighi di Dio, e segni dell'odio suo le sventure? (Onde fra' più antichi, e fra gli stessi ebrei, come i lebbrosi ec., si fuggiva con orrore l'infelice come scellerato, e quando anche non si sapesse, o non si fosse mai saputa da alcuno la menoma sua colpa, si stimava reo di qualche occulto delitto, noto ai soli Dei, e la sua infelicità s'aveva per segno certo di malvagità in lui, e se l'avevano creduto buono, vedendo una sua sciagura, credevano di disingannarsene.). Al contrario accadde nella nostra religione, la quale, se non altro, definisce per maggior favore, e segno di maggior favore di Dio l'infelicità, che la prosperità. (5. Giugno. 1822.)

3342,1   3. Settembre 1823.

[3342,1]  3342 Alla p. 3098. Tutte le nazioni e società primitive, non altrimenti che oggidì le selvagge, riputarono l'infelice e lo sventurato per nemico agli Dei o a causa di vizi e delitti ond'ei fosse colpevole, o a causa d'invidia o d'altra passione o capriccio che movesse i Numi ad odiar lui in particolare o la sua stirpe ec. secondo le diverse idee che tali nazioni avevano della giustizia e della natura degli Dei. Un'impresa mai riuscita mostrava che gli Dei l'avessero contrariata o per se stessa o per odio verso l'imprenditore o gl'imprenditori. Un uomo solito a échouer nelle sue intraprese, era senza fallo in ira agli Dei. Una malattia, un naufragio, altre tali disgrazie provenienti più dirittamente dalla natura erano segni più che mai certi dell'odio divino. Si fuggiva quindi l'infelice, come il colpevole; se gli negava ogni soccorso e compassione, temendo di farsi complice in questo modo della colpa, per poi divenire partecipe della pena. Qua si dee riferire l'infamia pubblica in cui erano i lebbrosi appresso gli Ebrei, e lo sono ancora, s'io non m'inganno, appo gl'indiani. Gli amici e la moglie di Giobbe lo 3343 stimarono uno scellerato, com'ei lo videro percosso da tante disgrazie, benchè testimonii dell'innocenza della passata sua vita. I Barbari dell'isola di Malta vedendo l'Apostolo S. Paolo naufrago, e pur salvato in terra, e quivi assalito da una vipera, lo stimarono un omicida che la divina vendetta perseguitasse per ogni dove (Act. cap. 28. 3-6.). Rimane eziandio nelle antiche lingue il segno, come d'ogni altra antica cosa, così di queste opinioni. Tάλας (Aristoph. Plut. 4.5. 19.), κακοδαίμων (ib. 4.3.47.), ἄϑλιος e simili nomi tanto valevano infelice, quanto malvagio, scellerato ec. V. i latini. Onde anche tra noi sciagurato, disgraziato, misero, miserabile ec. hanno l'uno e l'altro significato; ovvero si attribuiscono altrui anche per avvilimento e disprezzo. Così in francese malheureux, miserable ec. Cattivo ha perduto affatto il significato di misero, che prima ebbe, ma non quello di ribaldo, reo, malo ch'è il suo più ordinario e volgare significato oggidì. (3. Settembre 1823.). { V. p. 3351.} {Μοχϑηρός, πονηρός (πόνηρος infelix) μοχϑηρία, πονηρία ec. ec. V. lo Scapula, e p. 3382. κακοδαίμων quegli che ha nemico τὸ δαιμόνιον cioè la divinità, o τὸν δαίμονα. Ma e' vuol dire infelice. Luciano congiunge ϑεοῖς ἐχϑροὺς καὶ κακοδαίμονας. Εὐδαίμων ch'ha gli dei amici, ma e' vuol dir fortunato, felice. V. lo Scapula in queste voci e in ἐχϑροδαίμων e in βαρυδαίμων, co' derivati ec. e Aristot. Polit. l.3. p. 260. e ivi il Vettori (ed. Flor. 1576.).}

4021,1   21. Gen. 1824.

[4021,1]  4021 Kακοδαίμων per che ha gli déi nemici, del che altrove [ p.3343]. Luciano de Sacrificiis. t.1. p. 362. init. (21. Gen. 1824.)

4078,2   23. Aprile. 1824.

[4078,2]  Alla p. 3106. Niuna cosa è forse più atta di questa a mostrare la differenza del pensar moderno e del pensare antico (massime molto antico, al qual tempo appartiene Frinico e più che mai Omero) intorno a questi punti di cui qui discorriamo, differenza che tiene strettamente alla diversità generale dello stato dello spirito umano a' tempi antichi e a' moderni. Quando negli ultimi anni, dopo 4079 il ritorno de' Borboni, fu rappresentata a Parigi> la Tragedia del Vespro Siciliano, tragedia che ebbe un successo distinto, qual mai o francese o straniero, pensò ad accusare il poeta di poco amor nazionale o di mancamento alcuno verso la patria, per aver commosso o cercato di commuovere sopra una sventura de' suoi nazionali seguìta per opera di stranieri? Anzi chi non riputò e questo proposito e la scelta del soggetto nazionalissima e degnissima quanto qualunque altra di un buon cittadino? perocchè il poeta non volle far piangere sopra i nemici della Francia, ma sopra i Francesi sventurati. Or questo appunto fece Frinico, il quale non commosse le lagrime sopra i barbari nè per li barbari, ma sopra i greci e per li greci. E per questo medesimo fu condannato, e sarebbe stato applaudito per lo contrario, e stimato buon cittadino, se avesse fatto piangere e rivolta la compassione e pietà degli uditori sopra i nemici della nazione, come fece Eschilo ne' Persiani tragedia che ha per soggetto e per materia unica di pietà e di terrore i mali de' nemici della Grecia, nè però fu condannata da alcuno, nè stimata altro che nazionalissima. Tale appunto nè più nè meno si è il caso della Iliade, che fa piangere quasi unicamente {o certo principalmente} sopra e per li troiani nemici de' suoi. (23. Aprile. 1824.)

4088,2   14. Maggio. 1824.

[4088,2]  Malheureux per scellerato e peggio ancora, cioè aggiuntovi il disprezzo. Aggiungasi al detto altrove in questo proposito [ p.3343]. (14. Maggio. 1824.)

4166,3   21. Febbraio. 1826. Bologna.

[4166,3]  Ἄθλιος vale a un tempo infelice, e malvagio, del che altrove [ p.3343].

4188,6   15. Luglio. 1826. Bologna

[4188,6]  Malastroso, cioè infelice, per ribaldo. V. Monti Proposta t. 6. p. ΧLIΧ. not.

4213,2   8. ottobre. 1826. domenica. Bologna

[4213,2]  Πονηρος che vale ora laborioso, infelice ec. ed ora malvagio, del che altrove [ p.3343] [ p.3382], ha diversa accentazione secondo il diverso significato. Veggansi i Lessici.

4248,2   18. Febbraio. Domenica di Sessagesima. 1827.

[4248,2]  μοχϑηρος ha diverso accento quando si scrive per infelice e quando per malvagio; μóχϑηρoς o μoχϑηρός; come ho notato altrove [ p.3343] [ p.4213] di πονηρoς. Puoi vedere Casaub. ad Athenae. l. 8. c. 10. titul. et init.