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Bibbia. Poesia biblica.

Bible. Biblical poetry.
13,1   Agosto, 1817 - Febbraio, 1818

[13,1]  13 Non credo che siano molto da ascoltare quelli che credono che certi passi sublimi della Bibbia avanzino ogni altro passo sublime di qualsivoglia autore; e lo provano colla grandezza materiale dell'imagine; p. e. dicono, il misurare le acque colla mano e pesare i cieli colla palma, (Is.[Isaia] 40. 12.) è ben più che scagliar la folgore dall'alto di Ato e di Rodope e riempier di spavento i cuori de' mortali, crollar l'olimpo coll'accennar del Capo, ec. ec. Senza dubbio non si può dir niente di Dio che non sia infinitamente al di sotto del vero, {e però} la Bibbia (e la Bibbia molto meno che qualunque altro) non dice mai cosa che appetto al vero non sia strapiccolissima, e pure io ardirò di affermare che quelle tali espressioni della Bibbia, nella poesia umana sono esagerazioni, e che in essa poesia vale assolutamente più in rigore di pregio poetico, quel Giove accennante col capo e scuotente l'Olimpo; quel Nettuno che in quattro passi traversa provincie; quel grido di Marte ferito che pareggia il grido di diecimila combattenti e d'improvviso atterrisce ambedue gli eserciti, Greco e troiano; (Il.[Iliade] 5) quella caduta dello stesso Dio che disteso occupa sette iugeri di terreno; (Il. 21. 407.) di quelle tante imagini sublimissime della Bibbia, perchè nella poesia umana ci vuole il mezzo dappertutto, il mezzo, che è il gran luogo di verità e di natura, e che nè anche col vero si dee oltrepassare: e il sublime dee scuotere fortemente il lettore, ma non subbissarlo con cose che oltrepassino la capacità nostra. E questo della poesia umana. Ma la poesia divina come la Scrittura, dee veramente subbissare e oltrepassare la capacità umana, e però quelle imagini (essendo poi per se stesse lontanissime dall'essere esagerate) convengono ottimamente a questa sorta di poesia tutta essenzialissimamente diversa dalla nostra; e però da noi non imitanda senza colpa poetica. Del resto, io dico bene che quelle imagini convengono a quella poesia, ma non già credo come dicono alcuni, che esse più tosto che al gusto orientale, si debbano al più vivamente sentire la maestà divina che faceano i lirici Ebrei: (Borgno Diss. sopra i Sepolcri del Foscolo Milano 1813. p. 86. nota 1.) che per esser subito persuasi del contrario basta osservare i luoghi della Bibbia dove non si parla di Dio nè di cose affatto sublimi, come p. e. tutta la Cantica dove anzi si parla di amore e cose delicate, e pure vi si vedono le stesse metaforone e traslatoni e cose eccessive: però veramente e assolutamente derivate dal gusto orientale, a cui tuttavia non negherò che l'ispirazione così poetica come divina non accrescesse forza quanto alle imagini e frasi dette di sopra ec.

1028,4   11. Maggio 1821

[1028,4]  La Bibbia ed Omero sono i due gran fonti dello scrivere, dice l'Alfieri nella sua Vita. { Così Dante nell'italiano, ec.} Non per altro se non perch'essendo i più antichi libri, sono i più vicini alla natura, sola fonte del bello, del grande, della vita, della varietà. Introdotta la ragione nel mondo tutto a poco a poco, e in proporzione de' suoi progressi, divien brutto, piccolo, morto, monotono. (11. Maggio 1821).

1211,3   23. Giugno 1821.

[1211,3]  Si pretende, ed è probabilissimo che parecchi libri scritturali sieno metrici. Ma in quali metri sieno composti nessuno l'ha trovato, benchè molti l'abbiano cercato. E non si potrà mai trovare se non a caso, non essendoci regola che c'insegni qual fosse quella che agli Ebrei pareva armonia rispetto alle parole. E ciò per qual altra ragione, se non perchè non esiste armonia assoluta? Se esistesse, la regola sarebbe trovata, massime esistendo tutte intere e ordinate quelle parole, che si pretendono aver formato un'armonia. 1212 (23. Giugno 1821). { V. p. 1233. fine.}

2615   28. Agosto. 1822.

[2613,1]  Lo scriver francese tutto staccato, dove il periodo non è mai legato col precedente (anzi è vizio la collegazione e congiuntura de' periodi, come 2614 nelle altre lingue è virtù), il cui stile non si dispiega mai, e non sa nè può nè dee mai prendere quell'andamento piano, modesto disinvoltamente, unito e fluido che è naturale al discorso umano, anche parlando, e proprio di tutte le altre nazioni; questo tale scrivere, dico io, fuor del quale i francesi non hanno altro, è una specie di Gnomologia. E queste qualità gli convengono necessariamente, posto quell'avventato del suo stile, di cui non sanno fare a meno i francesi, e senza cui non trovano degno alcun libro di esser letto. Per la quale avventatezza lo scrittore e il lettore hanno di necessità ogni momento di riprender fiato. E par proprio così, che lo scrittore parli con quanto ha nel polmone, e perciò gli convenga spezzare il suo dire, e fare i periodi corti, per fermarsi a respirare. (28. Agosto 1822.). Effettivamente il tuono di qualunque scrittura francese fin dalla prima sillaba è quello di uno che parla ad alta voce. Tale riesce almeno per chi non 2615 è francese, e per chi non è assuefatto durante tutta la sua vita a letture francesi ec. Quel tuono moderato del discorso naturale, col qual tuono gli antichi aprivano anche le loro Orazioni, {e fra queste, anche} più veementi e passionate, è una qualità eterogenea anche alle lettere familiari de' francesi. (28. Agosto 1822.) In questa, come in molte altre qualità, lo scriver francese si rassomiglia allo stile orientale, il quale anch'esso per le medesime ragioni, e per loro necessaria conseguenza è tutto spezzato, come si vede ne' libri poetici e sapienziali della scrittura. {La lingua ebraica manca quasi affatto di congiunzioni d'ogni sorta, e non può a meno di passar da un periodo all'altro senza legame, se pure vuol servire alla varietà, perchè altrimenti tutti i suoi periodi comincerebbero, come moltissimi cominciano, dall'uau.} Ma ciò può esser virtù per gli orientali, essendo difetto ne' francesi: perchè a quelli è naturale, a questi no. Neppur noi italiani, neppur gli spagnuoli hanno quella tanta soprabbondanza di sentimento vitale, e quella tanta veemenza e rapidità naturale e abituale e fisica d'immaginazione che hanno gli orientali; a cui perciò riesce insoffribilmente languido e lento quell'andamento dello scrivere che per noi è moderato, e quelle immagini ec. che per noi tengono 2616 il giusto mezzo; e a cui riesce moderatissimo quel che riesce eccessivo per noi. Ma se neppur gl'italiani e {neppur} gli spagnuoli hanno la forza abituale e fisica della vita interna che hanno gli orientall, molto meno ci arriveranno i francesi. E in verità il modo del loro scrivere è per loro abito, non già natura, come si può vedere anche ne' loro scrittori antichi. (28. Agosto. 1822.)

3543,2   28. Sett. 1823. Domenica.

[3543,2]  Nella Bibbia bisogna considerare l'immaginazione orientale e l'immaginazione antichissima, (anzi di un popolo quasi primitivo affatto ne' costumi ec. e certo la più antica immaginazione che si conosca oggidì). Ben attese e pesate e valutate quanto si deve queste due qualità che nella Scrittura si congiungono, {#Di un'altra qualità che sommamente contribuisce allo stesso effetto vedi le pagg. 3564-8.} niuno più si farà maraviglia della straordinaria forza ch'apparisce ne' Salmi, ne' cantici, nel Cantico, ne' Profeti, nelle parti e nell'espressioni poetiche della Bibbia, alla qual forza basterebbe forse una sola di dette qualità. E veggansi le poesie orientali anche non antichissime, le sascrite antichissime ma de' tempi civili dell'India. (28. Sett. 1823. Domenica.)

3567-68   1. Ottobre, 1823. giorno in cui s'intese la creazione del nuovo Papa.

[3566,1]  La prosa ebraica era dunque poetica per difetto e mancamento, e perchè la lingua scarseggiava di voci. Non così la prosa francese, la qual è {per lo più} poetica, mentre la lingua abbonda di voci, come altrove ho detto [ pp.373-75] [ pp.2666-68] [ p.2715]. Ma essa prosa è poetica perchè la lingua francese scarseggia, e si può dir, manca di voci poetiche, cioè di voci antiche ed eleganti propriamente, cioè peregrine ec. E vedi il pensiero antecedente con quello a cui esso si riferisce. Le voci ebraiche sono tutte poetiche non appostatamente, nè perchè usate da' poeti, nè perchè fatte ad esser poetiche e destinate all'uso della poesia, nè perchè peregrine o per antichità, o per 3567 traslazione ec. ma per causa materiale ed estrinseca, e semplicemente perchè son poche. E la lingua ebraica è tutta poetica materialmente, cioè semplicemente perciocch'è povera. E lo stile e la prosa ebraica sono poetiche stante la semplice povertà della lingua. Qualità comune a tutte le lingue ne' loro principii, insieme colla conseguenza di tal qualità, cioè insieme coll'esser poetiche. Non intendo però di escludere le altre ragioni non materiali che certo anch'esse grandemente contribuirono a render poetica la lingua, stile e prosa ebraica, cioè l'orientalismo e la somma antichità, del che vedi la pag. 3543. E questa seconda condizione influisce altresì grandemente e produce l'effetto medesimo in ciascun'altra lingua ne' di lei principii, in ciascuna lingua che conserva il suo stato primitivo, in ciascun'altra lingua antichissima ec. Del resto la somma forza e il sommo ardire che si ammira nelle espressioni della Bibbia, e che si dà per un segno di divinità, {#(veggasi la p. citata qui sopra) } non proviene in gran parte d'altronde che da vera impotenza e necessità, cioè da estrema povertà che obbliga a 3568 un estremo ardire nelle traslazioni e in qualsivoglia applicazione di significati, a tirar le metafore di lontanissimo ec. (1 Ottobre, giorno in cui s'intese la creazione del nuovo Papa. 1823.)