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Bisogni dell'uomo nella vita civile.

Needs of man in civil life.
401-402   9-15. Dicembre 1820.

[400,2]  5o. La descrizione che fa Mosè del paradiso terrestre, prova che i piaceri destinati all'uomo naturale in questa vita, erano piaceri di questa vita, materiali, sensibili, 401 e corporali, e così per tanto la felicità. Oltracciò Dio pose Adamo in paradiso voluptatis ut operaretur et custodiret illum. (2. 15.) Dunque sebben l'uomo fu condannato {dopo il peccato} a lavorar la terra maledetta nell'opera di esso, (3. 17.) e scacciato dal paradiso di voluttà (3. 23.) ut operaretur terram de qua sumptus est (ib.), si deve intendere a lavorarla con sudore, e {con} ingratitudine d'essa terra, secondo il contesto della Genesi, e non che la sua vita avanti il peccato, e la sua felicità dovesse consistere nella contemplazione, ed essere inattiva, ossia senza opere {e occupazioni} corporali {ed esterne}, e piacere di queste opere. Infatti chi non vede che l'uomo corrotto, ossia l'uomo tal qual è oggi ha molto più bisogni degli altri viventi, molto più ostacoli a proccurarsi il necessario, e quindi ha mestieri di molto più fatica per la sua conservazione? Fatica di stento, comandata dalla ragione e dalla necessità, ma ripugnante alla natura: fatica non piacevole ec. Laddove gli altri animali con poca fatica, e quasi nessuno stento si procacciano il bisognevole; non lavorano la terra, nè questa produce loro spinas et tribulos, (3. 18.) cioè non contrasta ai loro desideri, ma somministra loro il necessario spontaneamente; ed essi raccolgono e non 402 seminano. Intendo parlare di qualunque cibo del quale si pascano. Del vestire, l'uomo abbisogna nello stato presente, essi no, ma nascono vestiti dalla natura. La società primitiva qual è usata anche dagli animali; il raziocinio primitivo, ossia il principio di cognizione comune a tutti gli esseri capaci di scelta, erano destinati a supplire ai bisogni dell'uomo. La società qual è, la ragione qual è ridotta, accresce smisuratamente questi bisogni: il mezzo di servire ai bisogni e di estinguerli, è divenuto padre, e cagione, e fonte perenne e abbondantissima di bisogni. I bisogni naturali dell'uomo sarebbero pochissimi, come quelli degli altri anmali; ma la società e la ragione aumentano il numero e la misura de' suoi bisogni eccessivamente. Questa distinzione fra' bisogni naturali, e sociali o fattizi, e nonpertanto inevitabili nel nostro stato, formava il fondamento della setta Cinica, la quale si prefiggeva di mostrare col fatto, di quanto poco abbisogni l'uomo naturalmente. V. l'epitaffio di Diogene nel Laerzio. L'uomo fu dunque veramente condannato alla fatica, e fatica di stento; vi fu condannato a differenza degli altri animali; ed essendovi stato condannato sotto l'aspetto che ho esposto, non ne segue che la sua vita innanzi la corruzione dovesse essere inattiva, cioè dovesse 403 contenere meno attività ed occupazione fisica, di quello che ne contenga la vita degli altri animali.

2256,1   15. Dic. 1821.

[2256,1]  2256 Ciò che dice Virg. Georg. 2. 420-30. paragonato a ciò che precedentemente scrive della difficilissima e laboriosissima cultura delle vigne, e loro inevitabile decadenza, può applicarsi a dimostrare quali cibi e bevande, e qual vita la natura avesse destinato all'uomo; e quanto i suoi presenti (acquisiti e fattizi) bisogni, sieno contrarii alla natura, e per soddisfarli convenga far forza alla natura; e quanto per conseguenza si debba credere che la nostra presente vita corrisponda all'ordine destinatoci da chi ci formò. (15. Dic. 1821.)

2237,2 [2337,2]   8. Gen. 1822.

[2337,2]  Volete veder come sia naturale lo stato presente dell'uomo? Anche quello dell'agricoltore che pur conserva, tanto più che gli altri, della natura? L'uomo presente, e già da gran tempo, vuol latte vuol biade per cibarsi, vino per dissetarsi, lana per vestirsi, vuole uova ec. ec. Ecco seminagioni, vigne, pecore, capre, galline, buoi per arare ec. vacche per partorirli, e per latte ec. Ma il capro nuoce anzi distrugge la vigna; così fanno i buoi ed alla vigna e ad ogni albero da frutto se vi si lasciano appressare; le greggi, e gli armenti, e il 2338 pollame ec. sterminerebbero i seminati se non si avesse infinita cura d'impedirlo; il pollame nuoce alle stalle delle greggi, e degli armenti; i danni del porco sarebbero infiniti ai campi e al bestiame, se non vi si avesse l'occhio ec. ec. Insomma i bisogni che l'uomo si è fabbricati, anche i più semplici, rurali, ed universali, e propri anche della gente più volgare e men guasta, si contraddicono, si nocciono scambievolmente; e la cura dell'uomo non dev'esser solo di procacciare il necessario a questi bisogni con infiniti ostacoli, ma nel provvedere all'uno guardare assai, perchè quella provvisione nuoce ad un altro bisogno ec. E pure è certo che più facilmente potremo annoverar le arene del mare di quello che trovare una sola contraddizione in qualunque di quelle cose che la natura ha veramente e manifestamente resa necessaria, o destinata all'uso si dell'uomo, come di qualunque animale, vegetabile ec. (8. Gen. 1822.). V. p. 2389.

2454,2   3. Giugno 1822.

[2454,2]  Qual fosse l'opinione di Socrate, o di Senofonte, e anche degli altri antichi, circa quelle arti e mestieri che da gran tempo si stimano e sono veramente necessarii all'uso del viver civile, anzi parte, alimento ec. della civilizzazione, e che intanto nocciono alla salute e al viver fisico, e in oltre all'animo, di chi gli esercita, v. l'Econom. di Senofonte cap. 4. §.2.3. e cap. 6. §.5.6.7. (3. Giugno 1822.)

2686,1   14. Aprile 1823.

[2686,1]  En Europe le travail des mains déshonore. On l'appelle travail méchanique. Celui même de labourer la terre y est le plus méprisé de tous. Un artisan y est bien plus estimé qu'un paysan. loc. cit. pag. 136. Tutto l'opposto era fra gli antichi, appresso i quali gli agricoltori e l'agricoltura erano in onore, e l'arti manuali o meccaniche (αἱ βαναυσικαὶ τεχναί) e i professori delle medesime erano infami. Vedi Cic. de Offic. l.1. e l'Economico di Senofonte, e quello attribuito già ad Aristotele. (14. Aprile 1823.)

4198,1   10. Settembre 1826. domenica. Bologna.

[4198,1]  Se una volta in processo di tempo l'invenzione p. e. dei parafulmini (che ora bisogna convenire esser di molto poca utilità), piglierà più consistenza ed estensione, diverrà di uso più sicuro, più considerabile e più generale; se i palloni aereostatici, e l'aeronautica acquisterà un grado di scienza, e l'uso ne diverrà comune, e la utilità (che ora è nessuna) vi si aggiungerà ec.; se tanti altri trovati moderni, come quei della navigazione a vapore, dei telegrafi ec. riceveranno applicazioni e perfezionamenti tali da cangiare in gran parte la faccia della vita civile, come non è inverisimile; e se in ultimo altri nuovi trovati concorreranno a questo effetto; certamente gli uomini che verranno di qua a mille anni, appena chiameranno civile la età presente, diranno che noi vivevamo in continui ed estremi timori e difficoltà, stenteranno a comprendere come si potesse menare e sopportar la vita essendo di continuo esposti ai pericoli delle tempeste, dei fulmini ec., navigare con tanto rischio di sommergersi, commerciare 4199 e comunicar coi lontani essendo sconosciuta o imperfetta la navigazione aerea, l'uso dei telegrafi ec., considereranno con meraviglia la lentezza dei nostri presenti mezzi di comunicazione, la loro incertezza ec. Eppur noi non sentiamo, non ci accorgiamo di questa tanta impossibilità o difficoltà di vivere che ci verrà attribuita; ci par di fare una vita assai comoda, di comunicare insieme assai facilmente e speditamente, di abbondar di piaceri e di comodità, in fine di essere in un secolo raffinatissimo e lussurioso. Or credete pure a me che altrettanto pensavano quegli uomini che vivevano avanti l'uso del fuoco, della navigazione ec. ec. quegli uomini che noi, {specialmente in questo secolo,} con magnifiche dicerie rettoriche predichiamo come esposti a continui pericoli, continui ed immensi disagi, bestie feroci, intemperie, fame, sete; come continuamente palpitanti e tremanti dalla paura, e tra perpetui patimenti ec. E credete a me che la considerazione detta di sopra è una perfetta soluzione del ridicolo problema che noi ci facciamo: come potevano mai vivere gli uomini in quello stato; come si poteva mai vivere avanti la tale o la tal altra invenzione. (Bologna. 10. Settembre. Domenica. 1826.)