1. Maggio 1822.
[2408,1] Che la lingua greca si conservasse incorrotta, o
quasi incorrotta, tanto più tempo della latina, e anche dopo scaduta già la
latina ch'era venuta in fiore tanto più tardi, si potrà spiegare anche
osservando, che la letteratura (consorte indivisibile della lingua) sebbene era
scaduta appresso i greci, pur aveva ancor tanto di buono, ed era eziandio capace
di tal perfezione, che talvolta non aveva che invidiare all'antica. Esempio ne
può essere la Spedizione di Alessandro, e l'Indica d'Arriano, opere di stile e di lingua così
purgate, così uguali in ogni parte e continuamente a se stesse, senza sbalzi,
risalti, slanci, voli o cadute di sorte alcuna (che sono le proprietà dello
scriver sofistico e guasto, in qualsivoglia genere, lingua, e secolo corrotto),
di semplicità e naturalezza e facilità {chiarezza, nettezza
ec.} così spontanea ed inaffettata, così ricche, così
2409 proprie, così greche insomma nella lingua, e nella
maniera, e nel gusto, che quantunque Arriano fosse imitatore, cioè quello stile e quella lingua non
fossero cose naturali in lui ma procacciate collo studio de' Classici (come è
necessario in ogni secolo dove la letteratura non sia primitiva) e
principalmente di Senofonte, non per
questo si può dire ch'egli non le avesse acquistate in modo che paiano e si
debbano anzi chiamar sue, nè se gli può negare un posto se non uguale, certo
vicinissimo a quello degl'imitati da lui. Ora il tempo d'Arriano fu quello d'Adriano e degli Antonini, nel qual tempo la letteratura latina, con tutto che fosse
tanto meno lontana della greca dal suo secol d'oro, non ha opera nessuna che si
possa di gran lunga paragonare a queste d'Arriano ne' suddetti pregi, come anche in quelli d'una ordinata e ben
architettata narrazione, e altre tali virtù dello scriver di storie. Tacito fu alquanto anteriore, e nella
perfezion della lingua non si potrebbe ragguagliar troppo bene ad Arriano: forse neanche nelle doti di
storico appartenenti
2410 al bello letterario, sebben
egli l'avanza di molto in quelle che spettano alla filosofia, politica ec. Ma
quel che mantiene la lingua, è la bella letteratura, non la filosofia nè le
altre scienze, che piuttosto contribuiscono a corromperla, come fece lo stile di
Seneca. E però Plutarco contemporaneo di Tacito, e com'esso, alquanto più vecchio d'Arriano, non si può recar per modello nè
di lingua nè di stile, essendo però stato forse più filosofo di tutti i filosofi
greci, molti de' quali sono esempi di perfettissimo scrivere. Ma non erano così
sottili come Plutarco, siccome Cicerone non lo era quanto Seneca, questi corrottissimo nello
scrivere, e {{quegli}} perfettissimo. (1. Maggio
1822.).
