3. Dic. 1822.
[2649,1]
2649 Sopra i dialetti della lingua latina. Estratto da
un articolo: Del Dialetto Veneto: Lettera di un Viaggiatore
oltramontano (inglese), che sta nelle Effemeridi letterarie di Roma t. 2.
p. 58-70. (Genn. 1821.) Q136449688"L'antica
lingua di questi popoli (Veneti) traspariva nel loro Latino, come è
agevole di riconoscere dalle inscrizioni raccolte dal Maffei (1.): ed è probabile che gli
originarj dialetti delle diverse nazioni che si stabilirono in Italia, sieno una rimota
cagione della varietà de' linguaggi che vi si parlano presentemente.
{#(1) Le lapidarie inscrizioni
Latine ritrovate nelle città subalpine d'Italia ci fanno spesso consocere di
quale provincial ne fossero gli autori. Così la lettera W che è uno
de' segni più caratteristici dell'alfabeto oltramontano, si trova in
quelle che appartengono alle Colonie Galliche."} p.
58.
[2650,1]
2650
Q136449688Ma checchè sia pure
degli elementi della lingua loro (de' primi Veneti), Q136449688è cosa notoria ch'essi ne avevano una a se, comunque fosse
composta; la quale rimase in seguito, come le altre di tutti gl'Italiani
aborigeni, assorta nel Latino; e molte prove si potrebbero addurre per
dimostrare che una tal lingua (come accadde di quella dei Galli
ec.) Q136449688tinse de' suoi propri colori la massa colla quale
si confuse (la lingua latina): Q136449688e le
Iscrizioni lapidarie raccolte dal Maffei nel territorio Veneto fanno vedere quella stessa provincialità antica
(benchè di un genere diverso) che caratterizza quelle delle Colonie
Galliche; e vi si riconosce lo stesso scambiamento di lettere che è
frequentissimo nel dialetto Veneto che ora si parla. Cicerone
nelle sue Lettere familiari
fa menzione
2651 di certi termini che erano in
voga in queste provincie (Venete), Q136449688e sconosciuti a Roma. Tito Livio fu accusato di patavinità o padovanismo (checchè
si debba intendere sotto questa espressione): fu anche detto di Catullo d'aver egli introdotte
certe nuove forme di dire nella Lingua Latina: e si potrebbero addurre
alcune prove di questi suoi Veronismi. Ne sia
una il nome di Pronus con cui egli chiama un
torrente: termine che io non so che sia usato da alcun altro. Nè si
supponga che questo non sia che uno degli ordinarj ed adattati epiteti
sostituiti al sostantivo. Giacchè Pronio nella
provincia di Verona ritiene anche
presentemente il significato di Torrente. Ho già fatto sentire
l'opinione in cui sono che quello ch'io cerco di dimostrare
2652 relativamente agli Stati Veneti
(l'antichissima origine di quegli elementi e proprietà del suo dialetto che
non vengono dal latino, e non sono del comune Italiano; e la loro
derivazione dalla lingua veneta anteriore al latinizzamento di quella
provincia, qualunque fosse essa lingua), Q136449688possa
probabilmente applicarsi all'Italia tutta. In conferma della qual opinione giova il
ricordare che l'Algarotti
cita, non so dove, una lettera di Varo a Virgilio, nella quale commentando un certo epigramma, critica la parola putus
asseverando non essere Latina. Presentemente il vocabolo Putto, quantunque naturalizzato nell'Italiano,
credo però che sia usato familiarmente dai soli Mantovani, e ne' paesi
confinanti, e che non sarebbe inteso dal volgo di Toscana." p. 62-63.
(3. Dic. 1822.)
