16. Ott. 1821.
[1927,2] Quello che altrove ho detto pp. 1744-47 sugli effetti della
luce, o degli oggetti visibili, in riguardo all'idea dell'infinito, si deve
applicare parimente al suono, al canto, a tutto ciò che
1928 spetta all'udito. È piacevole per se stesso, cioè non per altro,
se non per un'idea vaga ed indefinita che desta, un canto (il più spregevole)
udito da lungi, {o che paia lontano senza esserlo,} o
che si vada appoco appoco allontanando, e divenendo insensibile; {+o anche viceversa (ma meno), o che sia
così lontano, in apparenza o in verità, che l'orecchio e l'idea quasi lo
perda nella vastità degli spazi;} un suono qualunque confuso, massime
se ciò è per la lontananza; un canto udito in modo che non si veda il luogo da
cui parte; un canto che risuoni per le volte di una stanza ec. dove voi non vi
troviate però dentro; il canto degli agricoltori che nella campagna s'ode
suonare per le valli, senza però vederli, e così il muggito degli armenti ec.
{Stando in casa, e udendo tali canti
o suoni per la strada, massime di notte, si è più disposti a questi effetti,
perchè nè l'udito nè gli altri sensi non arrivano a determinare nè
circoscrivere la sensazione, e le sue concomitanze.} È piacevole
qualunque suono (anche vilissimo) che largamente e vastamente si diffonda, come
{in} taluno dei detti casi, massime se non si vede
l'oggetto da cui parte. A queste considerazioni appartiene il piacere che può
dare e dà (quando non sia vinto dalla paura) il fragore del tuono, massime
quand'è più sordo, quando è udito
1929 in aperta
campagna; lo stormire del vento, massime nei detti casi, quando freme
confusamente in una foresta, o tra i vari oggetti di una campagna, o quando è
udito da lungi, o dentro una città trovandosi per le strade ec. Perocchè oltre
la vastità, e l'incertezza e confusione del suono, non si vede l'oggetto che lo
produce, giacchè il tuono e il vento non si vedono. E[È] piacevole un luogo echeggiante, un appartamento ec. che ripeta il
calpestio de' piedi, o la voce ec. Perocchè l'eco non si vede ec. E tanto più
quanto il luogo e l'eco e[è] più vasto, quanto
più l'eco vien da lontano, quanto più si diffonde; e molto più ancora se vi si
aggiunge l'oscurità del luogo che non lasci determinare la vastità del suono, nè
i punti da cui esso parte ec. ec. E tutte queste immagini in poesia ec. sono
sempre bellissime, e tanto più quanto più negligentemente son messe, e toccando
il soggetto, senza mostrar
1930 l'intenzione per cui
ciò si fa, anzi mostrando d'ignorare l'effetto e le immagini che son per
produrre, e di non toccarli se non per ispontanea, e necessaria congiuntura, e
indole dell'argomento ec. V. in questo
proposito Virg.
Eneide 7. v. 8. seqq. La notte, o
l'immagine della notte è la più propria ad aiutare, o anche a cagionare i detti
effetti del suono. Virgilio da maestro
l'ha adoperata. (16. Ott. 1821.).
{Stando in casa, e udendo tali canti
o suoni per la strada, massime di notte, si è più disposti a questi effetti,
perchè nè l'udito nè gli altri sensi non arrivano a determinare nè
circoscrivere la sensazione, e le sue concomitanze.} È piacevole
qualunque suono (anche vilissimo) che largamente e vastamente si diffonda, come
{in} taluno dei detti casi, massime se non si vede
l'oggetto da cui parte. A queste considerazioni appartiene il piacere che può
dare e dà (quando non sia vinto dalla paura) il fragore del tuono, massime
quand'è più sordo, quando è udito
1929 in aperta
campagna; lo stormire del vento, massime nei detti casi, quando freme
confusamente in una foresta, o tra i vari oggetti di una campagna, o quando è
udito da lungi, o dentro una città trovandosi per le strade ec. Perocchè oltre
la vastità, e l'incertezza e confusione del suono, non si vede l'oggetto che lo
produce, giacchè il tuono e il vento non si vedono. E[È] piacevole un luogo echeggiante, un appartamento ec. che ripeta il
calpestio de' piedi, o la voce ec. Perocchè l'eco non si vede ec. E tanto più
quanto il luogo e l'eco e[è] più vasto, quanto
più l'eco vien da lontano, quanto più si diffonde; e molto più ancora se vi si
aggiunge l'oscurità del luogo che non lasci determinare la vastità del suono, nè
i punti da cui esso parte ec. ec. E tutte queste immagini in poesia ec. sono
sempre bellissime, e tanto più quanto più negligentemente son messe, e toccando
il soggetto, senza mostrar
1930 l'intenzione per cui
ciò si fa, anzi mostrando d'ignorare l'effetto e le immagini che son per
produrre, e di non toccarli se non per ispontanea, e necessaria congiuntura, e
indole dell'argomento ec. V. in questo
proposito Virg.
Eneide 7. v. 8. seqq. La notte, o
l'immagine della notte è la più propria ad aiutare, o anche a cagionare i detti
effetti del suono. Virgilio da maestro
l'ha adoperata. (16. Ott. 1821.).