8. Maggio 1821.
[1022,1] Quanto la natura abbia proccurata la varietà, e
l'uomo e l'arte l'uniformità, si può dedurre anche da quello che ho detto della
naturale, necessaria e infinita varietà delle lingue, p. 952. segg. Varietà maggiore di quello che paia a
prima vista, giacchè non solo produce p. e. al viaggiatore, una continua novità
rispetto alla sola lingua, ma anche rispetto agli uomini, parendo diversissimi
quelli che si esprimono diversamente; cosa favorevolissima alla immaginazione,
considerandosi quasi come esseri di diversa specie quelli che non sono intesi da
noi, nè c'intendono: perchè la lingua è una cosa somma, principalissima,
caratteristica degli uomini, sotto tutti i rapporti della vita sociale. Per lo
contrario, lasciando le altre cure degli uomini per uniformare, stabilire,
regolare ed estendere le diverse lingue; oggi, in tanto e così vivo commercio di
tutte, si può dir, le nazioni insieme, si è introdotta, ed è divenuta
necessaria, una lingua comune, cioè la francese; la quale
1023 stante il detto commercio, e l'andamento presente della società,
si può predire che non perderà più la sua universalità, nemmeno cessando
l'influenza o politica, o letteraria, o civile, o morale ec. della sua nazione.
E certo, se la stessa natura non lo impedisse, si otterrebbe appoco appoco che
tutto il mondo parlasse quotidianamente il francese, e l'imparasse il fanciullo
come lingua materna; e si verificherebbe il sogno di una lingua strettamente
universale. (8. Maggio 1821.).
