27. Gen. 1822.
[2363,2] Quei pochissimi {poeti}
italiani che in questo o nel passato secolo hanno avuto qualche barlume di genio
e natura poetica, qualche poco di forza nell'animo
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o nel sentimento, qualche poco di passione, sono stati tutti malinconici nelle
loro poesie. (Alfieri, Foscolo ec.) Il Parini tende anch'esso nella malinconia, specialmente
nelle odi, ma anche nel Giorno,
per ischerzoso che paia. Il Parini
però non aveva bastante forza di passione e sentimento, per esser vero poeta. E
generalmente non è che la pura debolezza del sentimento, la scarsezza della
forza poetica dell'animo, che {può} permettere ai
nostri poeti italiani d'oggidì (ed anche degli altri secoli, e anche d'ogni
altra nazione), a quei medesimi che più si distinguono, e che per certi meriti
di stile, o di stiracchiata immaginazione, son tenuti poeti, l'essere allegri in
poesia, ed anche inclinarli e sforzarli a preferir l'allegro al malinconico. Ciò
che dico della poesia dico proporzionatamente delle altre parti della bella
letteratura. Dovunque non regna il malinconico nella letteratura moderna, la
sola debolezza n'è causa. (27. Gen. 1822.).
