29. Aprile. 1822.
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principio. Io son certo che gli antichi orientali, o i primi inventori
dell'alfabeto, non s'immaginarono che i suoni vocali fossero così pochi, e tanto
minori in numero che le consonanti. Anzi dovettero considerarli come infiniti,
vedendo ch'essi animavano, per così dire, tutta la favella, e discorrevano
incessantemente per tutto il corpo di essa, come il sangue per le vene degli
animali. O pure, (e questo credo piuttosto) non {li}
considerarono neppure come suoni, ma come suono individuo, e questo infinito e
indeterminabile e indivisibile, come appunto immaginarono gli antichi filosofi
quello spirito animator del tutto che Q60220totam agitat molem, et toto se
corpore miscet. Ed è verisimile che l'idea di
rappresentare i suoni vocali col mezzo de' punti (alieni affatto, e avventizi
alla
2405 scrittura ebraica) non venisse (così tardi)
in mente ai rabbini, se non per la pratica che aveano contratta delle lingue
occidentali, diffuse nell'Asia da gran
tempo ec. {+oltre che i medesimi ebrei
s'erano già sparsi da gran tempo per l'occidente, o per paesi dove correvano le lingue
occidentali.} Par che gli antichi ebrei considerassero le vocali come
spiriti, o come inseparabili dalle
consonanti (p. e. א, ה ec.) laddove
le consonanti per lo contrario sono inseparabili dalle vocali. Ma la
sottigliezza e la spiritualità, {e il continuo uso} del
suono vocale nella favella, impedivano loro di considerarlo nelle sue parti, se
non come legato colle consonanti, o colle aspirazioni che rendevano la vocale
più aspra, più notabile, più corporea,
e quasi la trasmutavano in consonante, ovvero esse stesse eran come consonanti,
legate necessariamente a questo o quel suono vocale; p. e. l'aspirazione א
al solo suono dell'a, non comportando forse un'altra
vocale, quella tal razza di aspirazione ec. (29. Aprile. 1822.).
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