21. Giugno 1822.
[2485,1]
{
Alla p.
2402.} Qualunque inferiorità o svantaggio abbia
un uomo o rispetto agli altri, o rispetto a qualcuno in particolare, l'unico
rimedio è dissimularlo arditamente, costantemente e ostinatamente. E questo è
ancora l'unico mezzo, se lo svantaggio {e il male} è
compassionevole, e se pur si trova in alcuno la compassione, d'esserne
compatito. Chi lo confessa per qualunque cagione, o perchè creda non poterlo
dissimulare (ch'è falso, ancor {che} sia visibile, o
notissimo, o in qualunque guisa manifesto), o per altro, e con ciò crede di
guadagnar compassione, e pensa che negandolo o proccurando di nasconderlo, e
mostrando di non avvedersene, gli altri lo debbano maggiormente disprezzare e
deridere, e non compatire, s'inganna a partito, che anzi questo è il modo sicuro
d'esserne disprezzato e deriso. L'uomo non lascia per qualunque cagione di
profittare del vantaggio ch'egli ha sopra gli altri
2486 uomini, o sopra un tal uomo, se questi non fa grandissima forza perchè gli
altri, quanto è possibile, non s'accorgano o ricordino del suo svantaggio, o non
se ne possano profittare. {+E perciò
dev'egli operare e portarsi sempre come se quello svantaggio non esistesse,
o come s'egli non se n'avvedesse, e mostrare affatto di non sentirlo; e
proccurare anche di far quelle cose che più si disdicono ec. a' suoi pari
rispetto al detto svantaggio.} Quanto sono maggiori gli svantaggi che
s'hanno, tanto più bisogna che l'individuo stia per se stesso. Perocchè gli
altri uomini non istaranno mai per lui, e quel che desiderano e vogliono
principalmente si è ch'egli si confessi loro inferiore. Il che dev'egli sempre
fermamente ricusare. (21. Giugno 1822.).
