18. Agosto. Domenica. 1822.
[2609,1] L'immenso francesismo che inonda i costumi e la
{letteratura e la} lingua degl'italiani e degli
altri europei, non è bevuto se non dai libri francesi, e dall'influenza delle
loro mode, e coll'andarli a trovare in casa loro, il che per quanto sia
frequente, non può mai esser gran cosa. Laddove Roma e l'italia da' tempi del secondo
Scipione in poi, e massime sotto i primi imperatori, era piena di
greci (greci proprii, o nativi d'altri paesi grecizzati); n'eran piene le case
de' nobili, dove i greci erano chiamati e ricevuti e collocati stabilmente in
ogni genere di uffici, da quei della cucina, fino a quello di maestro di
filosofia ec. ec. (V. Luciano
περὶ τῶν ἐπὶ μισϑῷ συνόντων,
2610 e l'epig. di
Marziale del Q2707099graeculus esuriens
ec. ec.); n'eran pieni i palazzi e gli offici pubblici: oltre che tutti i ricchi
mandavano i figli a studiare in grecia,
e questi poi divenivano i principali in Roma e in italia, nelle
cariche, nel foro ec. Quindi si può stimar quale e quanto dovesse
necessariamente essere il grecismo de' costumi, e letteratura, e quindi della
lingua in italia a quei tempi. Aggiunto
che anche le donne avevano a sapere il greco, lo studio che tutti più o meno
facevano de' loro libri, e il piacere che ne prendevano, e le biblioteche che ne
componevano ec. ec. (18. Agosto. Domenica. 1822.).
