25. Ott. 1823.
[3768,1]
Alla p. 3616.
fine. Un'altra osservazione confermante il mio parere, che l'iliade se
cede agli altri poemi in qualche cosa, ciò possa essere ne' dettagli, ma tutti
li vinca nell'insieme, e nella tessitura medesima e disposizione e condotta, non
che nell'invenzione (al contrario del comun giudizio), si è che nell'iliade
l'interesse cresce sempre di mano in mano, sin che nell'ultimo arriva al più
alto punto. Laddove nella Gerusalemme egli
3769 è, si può dire, onninamente stazionario; nell'Eneide assolutamente
retrogrado dal settimo libro in poi, e così nell'Odissea: errore e
difetto sommo ed essenzialissimo e contrario ad ogni arte. Nella Lusiade
nol saprei ora dire, nè nella Enriade, dove però l'interesse non può
essere nè stazionario nè retrogrado nè crescente, essendo affatto nullo, almeno
per tutti gli altri fuor de' francesi. Puoi vedere a proposito del crescente
interesse l'Elogio di Voltaire nelle opp. di Federico II. 1790. tome 7. p.
75.
[3769,1] Ho detto in questo discorso come sia necessario che
il soggetto dell'epopea sia nazionale, e come dannoso sarebbe ch'ei fosse
universale ec. (se non nel modo usato dal Tasso ec.). Ma per altra parte la nazionalità del soggetto limita,
quanto a se, l'interesse e il grand'effetto del poema, a una sola nazione. Non
v'è altro modo di ovviare a questo gran male (il qual fa ancora che i posteri,
dopo le tante mutazioni politiche che cagiona il tempo, distruttore o cangiatore
delle nazioni, o de' loro nomi, ch'è tutt'uno,
3770 e
loro carattere nazionale ec. non considerino più quegli antichi, nè possano
considerarli, come lor nazionali, e che a lungo andare, immancabilmente, non vi
sia più nazione a cui quel poema sia nazionale), se non di costringere
l'immaginazion de' lettori qualunque a persuaderli di esser compatrioti e
contemporanei de' personaggi del poeta, a trasportarli in quella nazione e in
quei tempi ec. Illusione conforme a quella che deono proccurare i drammatici ec.
Or tra tutti gli epici quel che meglio l'ha proccurata si è Omero nell'iliade, siccome fra tutti gli storici Livio. Vero è che questo viene in
grandissima parte da quelle tante cagioni altrove da me esposte pp.
3125. sgg., le quali fanno che tutte le nazioni civili in tutti i
tempi sieno {state e sieno per essere} connazionali e
contemporanee de' troiani, greci {antichi} romani {antichi} ed ebrei {antichi.}
Infatti dopo l'iliade, il poema epico che meglio proccura la detta
illusione universale, si è l'Eneide, perchè di soggetto troiano e
romano. Ma vero è ancora che, massime quanto ai troiani, le dette cagioni si
riducono alla sola iliade (ed all'Eneide),
3771
onde l'illusione ch'essa proccura, non viene da cause a lei affatto estrinseche,
anzi l'iliade è tanto più mirabile quanto essa sola, o essa
principalmente (cioè aiutata dall'Eneide ec.), ha potuto rendere {e rende} tutti gli uomini civili d'ogni nazione e tempo
compatrioti e contemporanei de' troiani. Questo ella consegue mediante le
reminiscenze della fanciullezza ec. le quali l'accompagnano perchè sin da
fanciulli conosciamo l'iliade, o i fatti da essa narrati e inventati, e la
mitologia in essa contenuta, ec. e le prime nozioni della mitologia che
apprendiamo, sono strettamente legate e in {buona}
parte composte delle invenzioni d'Omero
ec. ec. Ma tutto questo non sarebbe {nè sarebbe stato}
se l'iliade
non fosse sempre stata così celebre. Nè così celebre sarebbe stata sempre senza
il suo sommo merito. Vero è che questo non ha che fare in particolare colla
condotta ec. ec. (25. Ott. 1823.).
