9. Dic. 1826.
[4229,3]
Q136677766Observe the French
people, and mind how easily and naturally civil their address is, and
how agreeably they insinuate little civilities in their conversation.
They think it so essential, that they call an honest man and a civil man
by the same name, of honnête
homme; and the Romans called civility humanitas, as thinking it inseparable from
humanity.
Chesterfield, Letters to his son, lett. 95.
[4229,4] È naturale all'uomo, debole, misero, sottoposto a
tanti pericoli, infortunii e timori, il supporre, il figurarsi, il fingere anco
gratuitamente un senno, una sagacità e prudenza, un intendimento e
discernimento, {una perspicacia, una esperienza}
superiore alla propria, in qualche persona, alla quale poi mirando in ogni suo
duro partito, si riconforta o si spaventa secondo che vede quella o lieta o
trista, o sgomentata o coraggiosa, e sulla sua autorità si riposa senz'altra
ragione; spessissimo eziandio, ne' più gravi pericoli e ne' più miseri casi, si
consola e fa cuore, solo per la {buona speranza e}
opinione, ancorchè manifestamente falsa o senza niuna apparente ragione, che
egli vede o s'immagina essere in quella tal persona; o solo anco per una ciera
lieta o ferma che egli vede in quella. Tali sono assai sovente i figliuoli,
massime nella età tenera, verso i genitori. Tale sono stato io, anche in età
ferma e matura, verso mio padre; che
in ogni cattivo caso, o timore, sono stato solito per determinare, se non altro,
il grado della mia afflizione o del timor mio proprio, di aspettar di vedere o
di congetturare il suo, e l'opinione e il giudizio che
4230 egli portava della cosa; nè più nè meno come s'io fossi incapace
di giudicarne; e vedendolo {o veramente o
nell'apparenza} non turbato, mi sono ordinariamente riconfortato
d'animo sopra modo, con una assolutamente cieca sommissione alla sua autorità, o
fiducia nella sua provvidenza. E trovandomi lontano da lui, ho sperimentato
frequentissime volte un sensibile, benchè non riflettuto, desiderio di tal
rifugio. Ed è cosa {mille volte} osservata {e veduta per prova} come gli uomini di guerra, anche
esperimentatissimi e veterani, sogliano pendere nei pericoli, nei frangenti,
nelle calamità della guerra, dalle opinioni, dalle parole, dagli atti, dal
volto, di qualche lor capitano, eziandio giovane e immaturo, che si abbia
guadagnato la lor confidenza; e secondo che veggono, o credono di veder fare a
lui, sperare o temere, dolersi o consolarsi, pigliar animo o perdersi di
coraggio. Onde suol tanto giovare nel Capitano la fermezza d'animo, e la
dissimulazione del dolore o del timore nei casi ov'è sommamente da temere o
dolersi. E questa qualità dell'uomo è ancor essa una delle cagioni per cui tanto
universalmente e così volentieri si è abbracciata e tenuta, come ancor si tiene,
la opinione di un Dio provvidente, cioè
di un ente superiore a noi di senno e intelletto, il qual disponga ogni nostro
caso, e indirizzi ogni nostro affare, e nella cui provvidenza possiamo riposarci
dell'esito delie cose nostre. (9. Dic. Vigilia della Venuta della S. Casa di Loreto. 1826. Recanati.). La credenza di un
ente senza misura più savio e più conoscente di noi, il quale dispone e conduce
di continuo tutti gli avvenimenti, e tutti a fin di bene, eziandio quelli che
hanno maggior sembianza di mali per noi, e che veglia sulla nostra sorte; e
tutto ciò con ragioni e modi a noi sconosciuti, e che noi non possiamo in guisa
alcuna scoprire nè intendere, di maniera che non dobbiamo darcene pensiero
veruno; questa credenza è agli uomini universalmente, e massime ai deboli ed
infelici, un conforto maggior d'ogni altro possibile: il qual conforto non da
altro procede, nè consiste in altro, che un riposo, uno acquetamento, ed una
confidenza
4231 cieca nell'autorità, nel senno, e nel
provvedimento altrui. (9. Dic. 1826.).
