17. Gen. 1821.
[520,1]
520 L'intiera filosofia è del tutto inattiva, e un
popolo di filosofi perfetti non sarebbe capace di azione. In questo senso io
sostengo che la filosofia non ha mai cagionato nè potuto cagionare alcuna
rivoluzione, o movimento, o impresa ec. pubblica o privata; anzi ha dovuto per
natura sua piuttosto sopprimerli, come fra i Romani, i greci ec. Ma la mezza
filosofia è compatibile coll'azione, anzi può cagionarla. Così la filosofia avrà
potuto cagionare o immediatamente o mediatamente la rivoluzione di Francia, di Spagna ec. perchè la moltitudine, e il comune degli uomini anche
istruiti, non è stato nè in Francia nè
altrove mai perfettamente filosofo, ma solo a mezzo. Ora la mezza filosofia è
madre di errori, ed errore essa stessa; non è pura verità nè ragione, la quale
non potrebbe cagionar movimento. E questi errori semifilosofici, possono esser
vitali, massime sostituiti ad altri errori per loro particolar natura
mortificanti, come quelli derivati da un'ignoranza barbarica e diversa dalla
naturale; anzi contrari ai dettami ed alle
521 credenze
della natura, o primitiva, o ridotta a stato sociale ec. Così gli errori della
mezza filosofia, possono servire di medicina ad errori più anti-vitali, sebben
derivati anche questi in ultima analisi dalla filosofia, cioè dalla corruzione
prodotta dall'eccesso dell'incivilimento, il quale non è mai separato
dall'eccesso {relativo} dei lumi, dal quale anzi in
gran parte deriva. E infatti la mezza filosofia è la molla di quella poca vita e
movimento popolare d'oggidì. Trista molla, perchè, sebbene errore, e non
perfettamente ragionevole, non ha la sua base nella natura, come gli errori e le
molle dell'antica vita, o della fanciullesca, o selvaggia ec.: ma anzi
finalmente nella ragione, nel sapere, in credenze o cognizioni non naturali e
contrarie alla natura: ed è piuttosto imperfettamente ragionevole e vera, che
irragionevole e falsa. E la sua tendenza è parimente alla ragione, e quindi alla
morte, alla distruzione, e all'inazione. E presto o tardi, ci
522 deve arrivare, perchè tale è l'essenza sua, al contrario degli
errori naturali. E l'azione presente non può essere se non effimera, e finirà
nell'inazione come per sua natura è sempre finito ogni impulso, ogni cangiamento
operato nelle nazioni da principio e sorgente filosofica, cioè da principio di
ragione e non di natura inerente sostanzialmente e primordialmente all'uomo. Del
resto la mezza filosofia, non già la perfetta filosofia, cagionava o lasciava
sussistere l'amor patrio e le azioni che ne derivano, in Catone, in Cic. in Tacito, {Lucano, Trasea Peto, Elvidio Prisco,} e negli altri antichi
filosofi e patrioti allo stesso tempo. Quali poi fossero gli effetti de'
progressi {e perfezionamento} della filosofia presso i
Romani è ben noto.
[522,1] Osservate ancora che il movimento {e il fervore} cagionato oggidì dalla mezza filosofia, va perdendo di
giorno in giorno necessariamente tanti fautori e promotori ec. quanti si vanno
di mano in mano perfezionando nella filosofia coll'esperienza ec. e quanti di
semifilosofi, divengono {o diverranno} appoco appoco
filosofi. (17. Gen. 1821.).
