14. Feb. 1821.
[659,1] L'invenzione e l'uso delle armi da fuoco, ha combinato
perfettamente colla tendenza presa dal mondo in ordine a qualunque cosa, e
derivata naturalmente dalla preponderanza della ragione e dell'arte; colla
tendenza, dico, di uguagliar tutto. Così le armi da fuoco, hanno uguagliato il
forte al debole, il grande al piccolo, il valoroso al vile, l'esercitato
all'inesperto, {i modi di combattere delle varie nazioni}: e la guerra ancor essa ha
preso un equilibrio, un'uguaglianza che sembrava contraria direttamente alla sua
natura. E l'artifizio, sottentrando alla virtù,
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agguagliandola, e anche superandola, e rendendola inutile, ha pareggiato
gl'individui, tolta la varietà, spento quindi anche nella guerra, l'entusiasmo
quasi del tutto, spenta l'emulazione, e toltale la materia, spento l'eroismo,
giacchè tanto vale un soldato eroe, quanto un Martano, o se anche non l'ha spento, l'ha confuso
colla viltà, e reso indistinguibile, e quindi senza eccitamento e senza premio:
in fine ha contribuito sommamente anche per questa parte a mortificare il mondo e la vita. Tanto è vero che il
bello, il grande, il vario, non si trova se non che nella natura, e si perde
subito appena si esce da lei, appena sottentrano l'arte e la ragione, in
qualunque cosa. (14. Feb. 1821.).
