12 Aprile 1821.
[931,2] La stessa proporzionata disparità ch'è fra gli antichi
e i moderni, in ordine al bello, alla immaginazione, alla letizia, alla felicità
per l'una parte, e al vero, alla ragione, alla malinconia, alla infelicità per
l'altra parte; la stessa, dico, si trova proporzionatamente in ciascheduna età
antica o moderna, fra i popoli meridionali e i settentrionali. Sebbene
l'antichità era il tempo del bello,
932 e della immaginazione, tuttavia anche allora la grecia e l'italia ne erano la patria, e il luogo. E quantunque non fossero quei tempi adattati
alla profondità dell'intelletto, al vero, alla malinconia, contuttociò ne'
Settentrionali si vede l'inclinazione loro naturale a queste qualità, e
negl'inni, nei canti, nelle sentenze staccate dei Bardi, si nota, oltre alla
famosa malinconia, una certa profondità di pensiero, e la osservazione di certe
verità che anche oggi in tanto progresso della filosofia, non sono le più
triviali. Insomma vi si nota un carattere di pensiero diversissimo nella
profondità, da quello de' meridionali degli stessi tempi. (V. se vuoi, gli Annali di
Scienze e Lettere, Milano.
Vol. 6. N. 18. Giugno 1811. Memoria intorno ai Druidi e ai Bardi
Britanni, p. 376-378. e 383 fine - 385. dove si
riportano parecchi aforismi e documenti de' Bardi) Così per lo contrario,
sebbene l'età moderna è il tempo del
pensiero, nondimeno il settentrione ne è la patria, e l'italia conserva
tuttavia qualche poco della sua naturale immaginazione, del suo bello, della sua
naturale disposizione alla letizia ed alla felicità. In quello dunque che ho
detto de' miei diversi stati pp. 143-44, rispetto alla
immaginazione e alla filosofia, paragonandomi col successo de' tempi moderni
agli antichi, si può anche aggiungere il paragone coi popoli meridionali e
settentrionali. (12. Aprile 1821.).
