25. Aprile 1821.
[981,1]
Alla p. 740.
La lingua greca si era conservata sempre pura, in gran parte per la grande
ignoranza in cui erano i greci del latino. La quale si fa chiara sì da altri
esempi che ho allegati in altro pensiero p. 44 (cioè
quelli di Longino nel giudizio timidissimo che dà di Cicerone, e di Plutarco nella
prefazione alla Vita di Demostene, della quale v. il Toup ad Longin. p. 134.) sì ancora da questo, che
laddove i latini citavano ad ogni momento parole e passi greci, {colle lettere greche,} gli scrittori greci non mai {citavano {o usavano} parole latine se
non con elementi greci,} e con maraviglia, e come cosa unica notò il
Mingarelli in un'opera di Didimo Alessandrino, Teologo del quarto
secolo, da lui per la prima volta pubblicata, due o tre parole latine
barbaramente scritte in caratteri latini. (Didym. Alexandr.
De Trinitate Lib. 1. cap. 15. Bonon. typis Laelii a
Vulpe 1769. {fol.} p. 18. gr. et lat.
cura Johannis Aloysii
Mingarellii. Vide ib. eius not. 3. e la Lettera a Mons. Giovanni Archinto Sopra un'opera inedita
di un antico teologo
stampata già in Venezia nella Nuova
Raccolta del Calogerà 1763. tomo XI. e ristampata nell'Appendice alla detta opera: Capo 3. pag. 465. fine - 466.
principio.
Q136647278del che non si troverà
982 così facilmente altro esempio in altro
scrittore greco.) {+Il che
dimostra sì che gli stessi scrittori sì che i lettori greci erano
ignorantissimi del latino, da che gli scrittori non giudicavano di poter
citare parole latine, com'elle erano scritte; e di rado anche le usavano
in lettere greche, al contrario de' latini rispetto alle voci greche e
passi greci in caratteri latini ec.} Quanto poi i greci
dovessero lottare colle circostanze per mantenersi in questa verginità anche prima di Costantino, e dopo la conquista della
Grecia fatta dai Romani si può
raccogliere da queste parole del Cav. Hager, nel luogo cit. qui
dietro (p. 980.) p. 245. Q136471253Basta consultare la celebre opera
di
S.
Agostino, De civitate
Dei, onde vedere
quanto i Romani al medesimo tempo erano solleciti d'imporre non solo
il loro giogo, ma anche la loro lingua a' popoli da loro
sottomessi: Q212318Opera data est, ut imperiosa civitas, non solum
iugum, verum etiam linguam suam, domitis gentibus per pacem
societatis, imponeret (Lib. XIX, cap. 7.)
Ai Greci medesimi, dice Valerio Massimo, non davano giammai
risposta che in lingua latina: Q3738259illud quoque magna
perseverantia custodiebant, ne Graecis unquam nisi latine
responsa darent, (Lib. II., c. 2. n. 2.)
e ciò quantunque la lingua greca fosse tanto
famigliare a' Romani; nulla dimeno per diffondere la lingua latina
obbligavano perfino que' Greci, che non la sapevano, a spiegarsi per
mezzo di un interprete in latino: Q3738259Quin etiam... per interpretem
loqui cogebant... quo scilicet latinae vocis honos per omnes
gentes venerabilior diffunderetur.
(ibid.).
[983,1]
983 E tuttavia la grecia resistè. Ma dopo Costantino, Q136471253alla Corte Bizantina, segue lo
stesso autore l. c., Q136471253come si
osserva da S. Crisostomo, (adv.
oppugnatores vitę monasticae. Lib. III.,
tom. I., p. 34. Paris.
1718, edit. Montfaucon.) era un mezzo di far fortuna il sapere
il latino; e fino a' tempi di Giustiniano, le leggi degli imperatori greci si
pubblicavano nella Grecia
medesima in latino. E soggiunge subito in una nota:
Q136471253Le Pandette furono pubblicate a Costantinopoli in
latino.
(25. Aprile 1821.).
