30. Luglio. 1823.
[3066,1] Che la lingua italiana mediante la letteratura sia
stata per più secoli divulgatissima in europa, e più divulgata che niun'altra moderna a quei tempi, o certo
per più lungo spazio (perchè la lingua spagnuola per un certo tempo lo fu forse
altrettanto, e in italia nel 600 trovo
stampate le Novelle di Cervantes in ispagnuolo, mentre oggi in tanta diffusione della lingua
francese, che niuno è che non la intenda, è ben difficile che tra noi si
ristampi un libro francese di letteratura o divertimento in lingua francese),
raccogliesi da parecchi luoghi e notizie da me segnate qua e là p.
242
pp.
1581-83, e da molte altre che si possono facilmente raccorre. Vedi in particolare Andrès, Stor. della
letterat.
parte 2. l. 1. poesia inglese, ed. Ven. del Loschi, t. 4. p. 116. 117.
119., la Vita di Milton, l'Orazione di Alberto Lollio
in lode della lingua toscana, nelle prose
fiorentine, part. 2. vol. 6. ed. Ven. 1730-43. p. 38-39, dov'è un
passo molto interessante a questo proposito. Ma si noti che in altre edizioni
come in quella
3067 della Raccolta di prose ad uso
delle regie scuole, ed. 3.a Torino, 1753. p. 309. questo passo, siccome tutta
l'orazione, è notabilissimamente mutato; e veggasi la prefazione al citato vol. delle prose fior. p. X-XI.
{#1. Veggasi ancora
Speroni
Oraz. in morte del Bembo nelle Orazioni
stampate in Ven. 1596. p.
44-5.}
La Canzone de'
Gigli del Caro,
mandata in Francia, e fatta apposta per
colà, come anche il Commento alla medesima secondo che dice il Caro in una
delle sue lettere al Varchi,
il conto fattone in Francia ec. (v. la Vita del
Caro); la Canzone del Filicaia per la liberazione di Vienna, mandata in Germania, e credo anche in Polonia, e colà molto lodata, come si vede nelle lettere del Redi; {#2. V. p.
3816.}
i poemi dell'Alamanni fatti in Francia ad istanza di quei principi ec. e colà stampati
(v. Mazzucchelli, Vita
dell'Alamanni), siccome molti altri libri italiani originali
o tradotti si pubblicavano allora o si ristampavano fuor d'Italia, nella quale certo niun libro francese, inglese,
tedesco si pubblicava o ristampava originale, e ben pochissimi tradotti
(francesi o spagnuoli); tutte queste cose, e cento altre simili {notizie e indizi} di cui son pieni
3068 i libri del 500, del 600, e anche de' principii del 700,
dimostrano quanto la lingua italiana fosse divulgata. Nondimeno ella ha lasciato
ben poche o niuna parola agli stranieri (eccetto alcune tecniche, militari, di
belle arti ec. che spettano ad altro discorso) mentre la lingua francese tanti
vocaboli e frasi e modi e forme ha comunicato e comunica a tutte le lingue colte
d'europa, e in esse le {ha} radicate e naturalizzate per sempre, e continuamente
ne radica e naturalizza. Segno che la letteratura è debol fonte e cagione e
soggetto di universalità per una lingua, perocchè una lingua universale per la
sola letteratura (e per questo lato fu veramente universale l'italiana a que'
tempi, quanto mai lo sia stato alcun'altra fra le nazioni civili) non rende
διγλώττους le nazioni in ch'ella si
spande, e non è mai se non materia di studio e di erudizione (παιδείας). Quindi
poco profonde radici mettono nell'altre lingue le sue parole: e terminata
l'influenza della sua letteratura
3069 termina la sua
universalità (non così, terminata l'influenza della nazion francese è terminata
nè terminerà l'universalità della sua lingua, nè così della greca ec.), e si
dimenticano e disusano ben presto quelle parole e modi che lo studio e
l'imitazione della sua letteratura aveva forse introdotto nelle letterature
straniere, ma non più oltre che nelle letterature. Quando in Francia a tempo di Caterina de' Medici, la nostra lingua si divulgò per altro che per la
letteratura, allora l'italianismo nel francese non appartenne alla letteratura
sola, e in questa medesima {eziandio} fu maggiore assai
che negli altri tempi o circostanze, onde, non so qual degli Stefani, scrisse quel dialogo satirico del
quale ho detto altrove più volte.
[3069,1] Il Menagio, Regnier Desmarais, il
Milton ec. che scrissero e
poetarono in lingua italiana, sono esempi non rinnovatisi, cred'io, rispetto ad
alcun'altra lingua {moderna,} se non dipoi rispetto
alla francese, e certo non {dati nè} imitati mai
dagl'italiani, se non appresso
3070 parimente quanto al
francese. S'è vero che nel 500 v'avessero cattedre di lingua italiana tra'
forestieri, come dice Alberto Lollio, esse erano, cred'io, le
uniche dove s'insegnasse lingua moderna forestiera nè nazionale, nè mai vi fu
cosa simile in italia per nessun'altra
lingua moderna (eccetto forse in Propaganda di Roma) fino a questi ultimissimi tempi (v'è ora qualche
cattedra di lingua moderna in italia?
Dubito assai: di lingua italiana? dubito ancor più). È noto poi che la
letteratura e lingua spagnuola nel suo secolo d'oro che fu il 500. come per noi,
si modellò in gran parte sull'italiana, colla qual nazione la Spagna ebbe allora pur troppo che fare. (30.
Luglio. 1823.)
