2. Nov. di de' morti. 1823.
[3816,5]
Alla p. 3067.
Non altrimenti, al tempo di Voltaire e
in quei contorni (quando l'unica letteratura d'europa era, si può dir, la francese, benchè già ben decaduta; essendo
spenta l'italiana e la spagnuola; la tedesca non ancor nata, o bambina, o tutta
francese; l'inglese quasi interrotta, o francese anch'essa, ma già priva de'
capi di quella scuola anglo - gallica, cioè Pope, Addisson, ec.: e
parlo qui della letteratura non delle scienze e filosofia, dove gl'inglesi anche
allora fiorivano), le epistole e poesie indirizzate o da Voltaire medesimo o dagli altri poeti francesi ai
principi di Svezia, di Russia, d'Alemagna
ec. o composte in loro lode, o {su} di loro, o sui loro
affari, o sugli avvenimenti ec. si leggevano, si applaudivano, si ricercavano,
si diffondevano, davano materia di discorso nelle rispettive corti e capitali, e
nell'altre corti d'europa ec. e da'
rispettivi principi ec. (lasciando anche da parte il re e la corte
3817 e capitale, e quasi tutto il regno, di Prussia, ch'era tutta francese ec.). Così
anche l'altre opere in versi o in prosa, di francesi o scritte in francese, di
letteratura e di poesia, non che di filosofia ec. Sicchè la lingua italiana
occupava nel sopraddetto tempo il grado che la francese non solo occupa
presentemente, ma quello ancora che occupò quando essa letteratura francese era
unica; sì per universalità e diffusione, sì per riputazione, dignità, gusto e
cura diffusane generalmente ec. come si vede anche per questa somiglianza
d'esser ella in quei tempi così {e sopra tutte} gradita
nelle corti, come lo fu nel 700, oltre la lingua, che ancor lo è sopra tutte,
anche la letteratura francese, che or non lo è più se non di pari coll'altre moderne (dal qual numero l'italiana
{d'oggidì} è fuori niente meno che la spagnuola).
(2. Nov. dì de' morti. 1823.).
