Firenze. 23. Luglio. 1827.
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Memorie della mia vita.
Cangiando spesse volte il luogo della mia dimora, e fermandomi dove più dove
meno o mesi o anni, m'avvidi che io non mi trovava mai contento, mai nel mio
centro, mai naturalizzato in luogo alcuno, comunque per altro ottimo,
finattantochè io non aveva delle rimembranze da attaccare a quel tal luogo, alle
stanze dove io dimorava, alle vie, alle case che io frequentava; le quali
rimembranze non consistevano in altro che in poter dire: qui fui tanto tempo fa;
qui, tanti mesi sono, feci, vidi, udii la tal cosa; cosa che del resto non sarà
stata di alcun momento; ma la ricordanza, il potermene ricordare, me la rendeva
importante e dolce. Ed è manifesto che questa facoltà e copia di ricordanze
annesse ai luoghi abitati da me, io non poteva averla se non con successo di
tempo, e col tempo non mi poteva mancare. Però io era sempre tristo in qualunque
luogo nei primi mesi, e coll'andar del tempo mi trovava
4287 sempre divenuto contento ed affezionato a qualunque luogo.
(Firenze. 23. Luglio.
1827.). {{Colla rimembranza, egli mi diveniva
quasi il luogo natio.}}
