1. Dic. 1828.
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Memorie della mia vita. -
Andato a Roma, la necessità di conviver
cogli uomini, di versarmi al di fuori, di agire, di vivere esternamente, mi rese
stupido, inetto, morto internamente. Divenni affatto privo e incapace di azione
e di vita interna, senza perciò divenir più atto all'esterna. Io era allora
incapace di conciliar l'una vita coll'altra; tanto incapace, che io giudicava
questa riunione impossibile, e mi credeva che gli altri uomini, i quali io
vedeva atti a vivere esternamente, non provassero più vita interna di quella
ch'io provava allora, e che i più non l'avessero mai conosciuta. La sola
esperienza propria ha potuto poi disingannarmi su questo articolo. Ma quello
stato fu forse il più penoso e il più mortificante che io abbia passato nella
mia vita; perch'io, divenuto così inetto all'interno {come} all'esterno, perdetti quasi affatto ogni opinione di me
medesimo, ed ogni speranza di riuscita nel mondo e di far frutto alcuno nella
mia vita. (1. Dic. 1828.).
